Home Cronaca «Immobilismo del governo sulle riforme della giustizia», scatta la protesta dei penalisti

«Immobilismo del governo sulle riforme della giustizia», scatta la protesta dei penalisti

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Caltanissetta – Toghe appese al chiodo per tre giorni. È scattata, infatti, l’astensione dalle udienze penali  per tre giorni, dal 19 al 21 aprile.

 Sul tappeto il lamentato silenzio del ministro Nordio per l’avvio, sin da metà di gennaio, di un tavolo  tra Camere penali, Associazione nazionale magistrati e accademia,  per individuare gli interventi più necessari ed urgenti di modifica dei decreti attuativi Cartabia. Una lamentata «inerzia del governo», in sostanza, sulle riforme legate al mondo della giustizia.

«Un complesso documento redatto dai penalisti italiani, con il sostegno della più autorevole dottrina processualista italiana, ha da tempo segnalato al ministro in modo articolato le più gravi criticità, prima tra tutte le nuove norme sulle impugnazioni, che si traducono nel grave pregiudizio -già quotidianamente in atto nelle aule di giustizia- per il diritto di appello soprattutto dei soggetti più deboli i quali, assistiti da difensori di ufficio e spesso privi di un domicilio stabile, sono spesso posti nella inaccettabile condizione di non potere accedere ai successivi gradi di giudizio… tutto questo mentre altre criticità, come ad esempio l’imminente entrata a regime delle udienze predibattimentali nonostante i gravi vuoti di organico o l’anomalia ed ingestibilità del nuovo regime prescrizionale, esigono risposte sulle quali pure il Parlamento ha formalmente impegnato il governo, ad oggi senza alcun esito», hanno premesso i vertici della giunta dell’Unione camere penali.

«Le riforme processuali urgenti richieste dalla avvocatura sono ignorate – scrivono i penalisti – mentre i diktat della magistratura prontamente eseguiti… rallentamento della riforma costituzionale della separazione delle carriere, congelamento delle riforme dell’ordinamento giudiziario sgradite alle toghe. E poi, carcere, carcere, carcere, ogni qual volta la cronaca e la ricerca del consenso ispirano e sollecitano il peggiore populismo penale».

Da qui la deduzione di come, per la stessa Unione delle camere penali, sia «necessario avviare una forte campagna di mobilitazione della pubblica opinione, volta a richiamare il governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene al rispetto degli impegni di riforma della giustizia penale e dell’ordinamento giudiziario inequivocabilmente annunciati prima in campagna elettorale e poi in Parlamento, nonché il ministro Guardasigilli a dare immediato seguito all’impegno reiteratamente e pubblicamente assunto di apertura di un tavolo tra avvocatura, magistratura ed esecutivo per la individuazione delle più urgenti esigenze di modifica dei decreti attuativi della recente riforma del processo penale».

Come dire, secondo gli stessi penalisti «la preannunciata stagione delle riforme liberali della giustizia è già naufragata?».

E nel chiamare a raccolta il Consiglio nazionale forense, gli Ordini forensi territoriali e tutte le associazioni forensi italiane ad esprimere il proprio sostegno, è stata preannunciata, per l’ultimo giorno di astensione, una manifestazione nazionale «per il rilancio e la concreta attuazione delle riforme della giustizia penale che il Governo ed il Parlamento si sono formalmente e ripetutamente impegnati a realizzare, a partite dagli indifferibili interventi correttivi della riforma del processo penale», hanno concluso gli stessi vertici della giunta.

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