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Informazioni riservate da militari “infedeli”, pena definitiva per un boss vicino a Madonia

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Vallelunga – Niente sconti di pena per un boss di Cosa nostra vicino al capomafia vallelunghese «Piddu» Madonia.

Anche l’ultimo passaggio in aula, di recente, gli ha chiuso le porte a una ipotetica rimodulazione del pronunciamento nei suoi confronti. Confermando, di fatto, il verdetto che poco più di un anno fa è stata emesso dalla corte d’Appello di Caltanissetta a carico del sessantatreenne capomafia gelese Salvatore Rinzivillo condannato a nove anni e quattro mesi di carcere.

È stato accusato di avere beneficiato d’informazioni e documenti riservati estrapolati dalla banca dati informatizzata in uso a tutte le forze dell’ordine – il cosiddetto sistema di indagine-  che gli sarebbero stati passati da due sospetti militari ritenuti infedeli.

Gli stessi che, a loro volta, sono stati già condannati seppur sia caduta nei loro confronti l’aggravante di avere favorito la mafia. Secondo l’accusa vi sarebbe stato tra loro una sorta di accordo corruttivo per scambio d’informazioni e documentazione riservata.

Rinzivillo, in appello, aveva ottenuto una riduzione rispetto al primo grado, passando da precedenti dieci anni e otto mesi rimediati in tribunale nell’aprile di due anni fa, agli attuali nove anni e quattro mesi che sono stati confermati dalla Suprema Corte.

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