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“Io padre bancomat che ha subito il tradimento della moglie con il migliore amico”. La tribolazione dello scultore Mario Termini

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Mussomeli- Mia moglie, il suo amante, il mio migliore amico. Un clichè fino a un certo punto, dolorosissimo quando lo si prova sulla propria pelle e se ne fa carico sulle proprie spalle.

“A quasi 80 anni ho il diritto di godermi i miei figli. Perchè io li ho cresciuti con amore e dedizione”. A parlare è Mario Termini, una vita come tante. Un matrimonio fallito e un difficile rapporto coi figli. Flavia e Stefano, due ragazzi, belli, svegli e brillanti ma che Mario, per le complicanze seguite alla separazione, non riesce più a vedere. Da molti, troppi anni ormai!

Un rapporto che si è sempre più incrinato in seguito al suo allontanamento da casa fino ad esaurirsi così… nel nulla.

La denuncia di Mario, scultore e noto insegnante in pensione, di Enna, è purtroppo la condizione che accomuna molti padri del nostro Paese. I padri delle famiglie “liquide” come la società contemporanea. Spezzoni di coppie andate in frantumi dopo un calvario fatto di carta bollata, udienze e ricorsi in polverosi tribunali di provincia. Laddove si legge a caratteri cubitali che “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”. Ma poi così… davvero non è. Perchè delle volte la realtà è capace  di superare persino la finzione scenica e teatrale. Già… nella terra di Nessuno e centomila non è poi così difficile immaginare scene in cui i ruoli si confondono e il migliore amico di qualcuno può tranquillamente vestire i panni dell’amante della moglie dell’amico. Non appena dismette oltretutto quelli di ufficiale di alto rango. Paladino della giustizia. Sì… proprio così.

Ma Mario, da questo punto di vista è serafico e dice di poter “camminare a testa alta nonostante le presunte protuberanze sul suo capo… ma chissenefrega… c’è chi ha motivo di vergognarsi!”.

Si confida concedendosi un attimo di ilarità.

Io, da dieci ani ormai, mi sento un padre declassato al rango di Bancomat. Ho vissuto per mesi nello scantinato della casa che ho comprato per la mia famiglia e che io stesso ho provveduto a migliorare col mio lavoro. Poi sono andato via, lasciando lì i miei affetti più cari. E i ricordi di una vita. Tutte le mie sculture sono state svendute e i preziosi dipinti regalatemi dai miei amici… spariti. Però, ogni mese, continuo a mantenere, con quasi metà della mia pensione, non solo i miei figli ma anche chi mi ha ripetutamente tratto in inganno poichè -condannata per falso- continua a negare di avere un lavoro. Sono stato anche denunciato da lei perchè ha finto di essere stata maltrattata e anche dopo che il suo amante, alias mio (ex) amico ha testimoniato in tribunale di avere avuto una storia con la mia -ormai ex- moglie… io pago. E lei fa sfoggio di borse ed abiti firmati. Eppure non è tanto questo che mi addolora, quanto piuttosto il fatto di sapere che mia figlia ha bisogno di me. Il suo disagio è confermato dallo scarsissimo rendimento scolastico attribuito anche dai docenti a dei problemi familiari. Io non voglio negarmi il piacere di trascorrere dei pomeriggi in compagnia di mia figlia. Ricordo che ogni giorno lei mi costringeva piacevolmente a fare il bagno in piscina. io ero sempre presente, a scuola, come al catechismo. Adesso i sento un padre mutilato. L’allontanamento dei miei figli è l’ennesima paradossale ritorsione di chi teme di vedere crollare il suo castello di menzogne e inganni”.

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