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La chiesa della Provvidenza e i suoi misteri. Domani la presentazione del libro del professore Gaetano Schifano

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Mussomeli – Quali segreti custodiscono le pareti della “venerabile” chiesa della Provvidenza nel quartiere della Terravecchia a Mussomeli? Quali e quante tracce si conservano sotto il variopinto pavimento in maiolica blu, consunto “dal calpestio degli scarponi chiodati dei contadini”? A queste, e a tante altre domande, si è trovato a dovere rispondere -suo malgrado!- Gaetano Schifano, nel saggio storico “La Chiesa di Maria SS. della Provvidenza, per Lussografica Edizioni, che verrà presentato domani, sabato 18 novembre, alle ore 19:30, alla Madrice. E’ accaduto, così per caso, come spesso accadono le cose importanti della vita, che l’autore, serioso professore tutto d’un pezzo, una volta smessi i panni dell’insegnante di lettere a tempo pieno, per sopraggiunto pensionamento, si è ritrovato, a sua stessa insaputa, a indossare quelli del detective da archivio. A sbrogliare carte e matasse, consunte e ingarbugliate. Che, partendo da quella perla incastonata nelle mura della Terravecchia e dalla sua “confratrìa”, approdano a una serie di rivelazioni tanto straordinarie quanto inaspettate e, per certi versi, perfino nei secoli taciute. Se di dimenticanza si tratti o di fatto scientemente voluto, non ci è dato sapere. Rimane tuttavia la presa d’atto di tale omissione. Un intrico fatto più di mancanze che di prove, appunto, e che si complica man mano che la ricerca documentale procede. Senza peraltro mancare i casi di ostruzionismo. Non esiste neanche la data di fondazione della chiesa! Il casus belli fu il progetto “Adottiamo un monumento”, promosso nel ’92 dal Ministero dell’Istruzione, al quale parteciparono, nell’anno ’98/’99, gli alunni dell’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci. Partendo dal tentativo di dare forma al materiale raccolto durante quell’esperienza, fatto anche dei sorrisi e dell’entusiasmo dei ragazzi, il lavoro dell’autore ha assunto, man mano che procedeva nella elaborazione dei dati, la connotazione di una vera e propria ricerca storica e socio-antropologica, che mette a nudo oltre quattro secoli di storia locale e non solo. Dal dominio della famiglia Lanza, che non poco ha condizionato il nostro passato e il nostro presente, ad oggi, il culto della Provvidenza, si fa pretesto per affondare la penna nelle viscere e negli anfratti di una società -la nostra- ormai rassegnata e rimessa alla volontà di chi, molto spesso, di signore poteva vantare solo il titolo. Siamo alla vigilia della terza domenica di novembre. Tempo di semina e trepidazione. Non sempre il raccolto paga del pur duro e onesto lavoro nei campi. Del bracciante di ieri come dell’imprenditore agricolo di oggi. Dalla notte dei tempi, al tempo dei mutamenti climatici, nulla è cambiato quando i conti s’hanno da fare con la “malannata”. Da qui l’esigenza, atavica per l’uomo, di porsi sotto la protezione divina. Il culto di Maria SS. della Provvidenza ha i prodromi nei primi del Cinquecento nell’Italia settentrionale. Ma già sul finire del secolo lo ritroviamo a Caltanissetta. Tuttavia, fu solo nel 1744, che papa Benedetto XIV, concesse ai Padri Teatini della chiesa di S. Carlo ai Catinari di Roma, l’autorizzazione di celebrare una messa in onore della beata Vergine Maria , Madre della Provvidenza, da tenersi il sabato prima della terza domenica di novembre. E quindi eccoci qui! Era mai possibile che il culto dell’infinita benevolenza di Cristo, non trovasse terreno fertile nel nostro paese, mariano per vocazione e agricolo di professione? Una chiesa, “la nostra”, come affettuosamente la chiama l’autore fra le sue righe, nata sotto i migliori auspici, fra il favore dei potenti e la fede dei più deboli, lungo quella linea non proprio sottile che un tempo demarcava il confine del primo nucleo del paese. Nata dalle rovine della Porta Grande, talmente “grande” da surclassare lo stesso Umberto I nella denominazione della piazza attigua. Vittima probabilmente della sua stessa grandezza, e degli interessi economici che vi facevano capo, e, pertanto, condannata da chi l’aveva pur fortemente voluta, ad una sorta di damnatio memoriae che solo grazie a queste pagine, viene oggi finalmente sconfessata. Della chiesa e del suo culto, della “cultura e coltura del grano”, della fede e della fame, degli interessi dei potenti e della miseria dei poveri, dei morti che non hanno trovato degna sepoltura, delle madri disperate sollevatesi in rivolta, dei palazzi e dello sfarzo, degli intrichi e dei misteri, con ampia sessione dedicata all’arte e all’architettura, si parlerà domani. Nel tentativo, forse anche un poco ingenuo, di restituire dignità a quei “vinti” che la storia non la scrivono mai. Buoni solo a farla, loro, la storia, della quale poi si fregiano i vincitori o presunti tali. Se pure hanno tradito quel patto di fede che avrebbe dovuto assicurargli la gloria eterna! L’evento è patrocinato dal Comune di Mussomeli e dalle associazioni BcSicilia e Mussomeli nella storia, mentre, a dialogare con l’autore, saranno padre Achille Lo Manto, lo scrittore e giornalista Roberto Mistretta ed Emilia Di Piazza, redattrice di Castello Incantatato.

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