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“L’ospedale di Mussomeli paziente morente, si attendono i bandi di reclutamento salvavita”

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Mussomeli – Si è tenuta venerdì 13 gennaio, alle ore 12.00 a Palazzo Sgadari l’assemblea del personale indetta dalle segreterie aziendali CISL- UIL- NURSIND-CGIL del P.O. “Longo” di Mussomeli. Per fare il punto sulle criticità attuali e ataviche del nosocomio del Vallone, alla presenza del sindaco, onorevole Catania. Al tavolo, in rappresentanza delle RSU UIL, CISL, NURSIND, CGIL, nell’ordine: Lillo Polito, Mario Castiglione, Osvaldo Barba, Salvatore Cardinale. I quali puntualmente hanno denunciato la drammatica questione della sanità locale e territoriale. “Un paziente moribondo”, così è stato definito il gigante inerme che domina sulla vallata e sul Vallone ma ormai privato di qualsivoglia potere d’azione effettivo. Tredici attualmente i posti letto dell’ospedale. E primo fra tutti i problemi -ma purtroppo non l’unico- la “questione anestesisti” -scoppiata ad inizio anno- che ha sembrato compromettere definitivamente la tenuta in vita del presidio. Da tre anestesisti a zero. Cosa questa che impedisce persino la “semplice” intubazione di un paziente di Pronto Soccorso.  E ancora tre soli reparti aperti a fronte dei sei totali previsti ma solo sulla carta. Pensionamenti non rimpiazzati e medici radicati nella struttura che chiedono collaboratori… inesistenti. Altra nota dolente la Chirurgia -quale reparto trainante- attualmente chiusa insieme a tutto il comparto di Ostetricia, Ginecologia e Pediatria. Venute meno la dottoressa Orlando e la dottoressa Madonia, il territorio è totalmente scoperto per le prestazioni ginecologiche essenziali. E ancora la tanto discussa Oculistica che può vantare il triste primato di trecentocinquanta cataratte in lista d’attesa, in virtù delle ridotte sedute settimanali di intervento. E mentre dal tavolo di relazione giunge forte e chiaro  l’invito a superare partitismi e personalismi in favore di un interesse comune e più generale, in platea, da una parte e dall’altra si fomenta l’azione. Concreta. E diretta vesrso a quei vertici del potere tanto evocati quanto assenti. Anche fisicamente. Segue la replica puntuale dell’onorevole Catania che -in quanto sindaco- è anche il primo responsabile della salute civica locale nonchè forte sostenitore della “causa” carenza medici. “Se infiammarsi nel dibattito può essere -e di fatto è- importante in situazioni come questa, di contro non è sufficiente. Da un punto di vista metodologico che mira alla soluzione dei problemi, alla denuncia deve necessariamente seguire la proposta -concreta- di soluzioni. Altrimenti proteste infuocate, manifestazioni partecipate rischiano di rimanere fini a se stesse. Correndo il rischio di incassare solo una belle figura ma un nulla di fatto”.  Inutile dire che in tutta Italia si sta assistendo a quella che, a buon diritto, può essere definita sanità malata a causa dei tagli avvenuti nel corso di vent’anni che hanno penalizzato la sanità tutta e maggiormente i piccoli presidi dei centri periferici. Dove peraltro la richiesta di serizio da parte dei nuovi specializzati è pressochè assente. A favore degli ospedali di città metropolitane che offrono garanzie decisamente superiori.  Si farebbe un torto alla storia se non si ragionasse in termini di tempo. Sono almeno vent’anni di sanità precaria in tutta Italia. E le previsioni non lasciano ben sperare poichè la carenza di medici -che è di per sè un fatto acclarato- è destinata ad aumentare drammaticamente. Secondo le stime da qui al 2026 mancheranno 40.000 medici in tutta Italia” E in barba alla “facile demagogia” il neo deputato di Fratelli d’Italia pone sul piatto della bilancia il risultato portato a casa a poche settimane dal suo insediamento all’ARS, riguardo proprio la questione dei medici argentini, grazie anche alla proficua collaborazione con l’assessore Volo. Un percorso difficile non tanto per la burocrazia -dove peraltro si è provveduto a superare pregressi sbarramenti in fede alle deroghe previste- ma per resistenze dovute a “lesi interessi”, in alto come in basso loco. Che non poco hanno ritardato la messa in atto di un processo tanto necessario quanto ostacolato. Adesso l’ASP ha pubblicato i bandi. Sono trentanove le domande presentate. Approvate tre graduatorie: Chirurgia, Ortopedia, Medicina Fisica e Riabilitativa. Già partite le richieste, da parte dell’ASP di Caltanissetta, a tutti i medici in graduatoria di dare la disponibilità a venire a lavorare qui. Attese conferme entro metà febbraio. E “l’occasione è propizia per togliermi un sassolino dalla scarpa, dov’erano certi sindacati quando io  combattevo la battaglia per Oculistica lasciato da solo in fede di una norma che non è riconosciuta dall’Istituto Superiore di Sanità. Per niente supportato in sede di Consiglio nè dai cittadini. Se a Niscemi si opera con un solo oculista, non si comprende perchè a Mussomeli ne siano richiesti due. Ma anche questo gap è stato saltato, per volontà di superare le divergenze più che per effettiva necessità,  e adesso l’Oculistica riprenderà le sue due sedute settimanali di intervento, grazie all’inserimento in pianta organica del secondo medico. Mentre per gli anestesisti, per i quali l’assessorato regionale si è riservato di seguire un iter differente accentrato, sono già stati conferiti due incarichi da parte dell’ASP provinciale. Insomma forse c’è ancora margine di manovra -se lo si vuole- per salvare questo paziente moribondo come è stato presentato in apertura con efficace -seppur gravosa- metafora il Maria Immacolata Longo. Votato a Maria Immacolata dalla pietà popolare, fiduciosa forse che possa operarne il miracolo. Laddove le umane cose non possono arrivare. Extrema ratio poi, la valutazione di società esterne che possano fornire prestazioni extra aziendali, i cosiddetti medici a partita IVA.  Strada percorribile ma che genera non poche rimostranze per via di un’offerta al rialzo che potrebbe incidere sui costi. Intanto si prosegue sui medici extra UE e sugli specializzandi di UNIPA. Sicuramente nell’alveo delle buone -se non buonissime- intenzioni, tuttavia -a giudicar dai fatti- una riunione per soli addetti ai lavori vista la scarsa presenza di medici e la quasi totale assenza di cittadini, preoccupati -forse- più di dover saltare un pasto che delle sorti dell’ospedale. Che poi in buona sostanza dovrebbero essere anche le loro. Sarà forse che la stessa riunione era “retribuita” solo per i dipendenti… ma sembrava quasi di sentirli -ad incontro concluso- in quel primissimo pomeriggio di inizio anno, nel tratto finale di via Barcellona che improvvisamente “slarga” su piazza Roma -dopo avere incrociato via Dante e il Circolo dei “galantuomini”- quei nostri avi che sornioni si chiedono: “Iè Piatru o iè Paulu???”. Quesito peraltro destinato a rimanere insoluto vista la prematura e misteriosa dipartita dell’inquisito che chissà forse ha preferito altri lidi… più congeniali. Anche per la salvazione della comunità bisogna confidare nel miracolo!

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