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Mafia e delitti nel Vallone, anche i boss chiedono la scarcerazione

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Mussomeli – I boss, così li indicano gli inquirenti, chiedono l’annullamento dell’arresto. Le istanze di coloro che sono ritenuti i capimafia di Campofranco, in tempi e con spessore differenti, sono andate ad aggiungersi ad altre già presentate al «Riesame».

Con altri coinvolti – di Mussomeli e Campofranco – nel blitz «Gallodoro» che si sono anch’essi rivolti al tribunale per le medesime ragioni.

E la lista s’è aperta con i ricorsi presentati dai campofranchesi  Domenico «Mimì» Vaccaro e Angelo Schillaci e, ancora, il quarantaquattrenne di Mussomeli, Salvuccio Favata, i campofranchesi Claudio Rino Di Leo, Calogero e Giuseppe Modica e il sancataldese Vincenzo Scalzo – difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Danilo Tipo, Oriana Limuti, Salvatore Daniele, Calogero Vinci e Giovanni Castronovo  – chiamati in causa con contestazioni differenti.

Vaccaro, Schillaci e Giuseppe Modica per il delitto di  Gaetano Falcone di Montedoro e armi;  Di Leo per mafia e droga; Calogero Modica per mafia ed estorsione;  Favata e Scalzo per stupefacenti con la loro presunta appartenenza a una rete organizzata di trafficanti.

Altri indagati nella stessa operazione dei carabinieri del Ros, prima di loro, si sono già rivolti al tribunale del riesame di Caltanissetta.

Il primo di tutti è stato il montedorese Nicolò Falcone, accusato di avere avallato la decisione di uccidere il cugino, poi i campofranchesi Antonino e Alexander Giulio Lattuca e il presunto capomafia di San Cataldo,  Maurizio Calogero Di Vita – difesi dagli avvocati Dino  Milazzo e Diego Guadagnino – con i due fratelli tirati in ballo per droga, il presunto boss per mafi

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