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Micro cellulari in carcere, anche nisseni coinvolti nelle indagini

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Caltanissetta – Ci sono anche due nisseni coinvolti in una mega indagine sull’utilizzo di mini cellulari in carcere. Un cliché già visto in diversi penitenziari.

In questo caso l’inchiesta si è catalizzata sul carcere «Ucciardone» di Palermo ,

coinvolgendo qualcosa come venticinque e più detenuti della stessa struttura penitenziaria. Alcuni di loro, poi, sono stati trasferiti in altre case circondariali.

I mini apparecchi telefonici sarebbero stati fatti entrare in carcere presumibilmente da parenti di detenuti che sono stati poi sorpresi con gli stessi cellulari.

In tal modo gli stessi reclusi avrebbero avuto la possibilità di comunicare con l’esterno. Altro aspetto finito al centro dell’inchiesta. È stato proprio il ritrovamento dei primi microcellulari da parte degli agenti di polizia penitenziaria a fare scattare le indagini che poi, sul fronte coinvolgimenti, si sono ampliate oltremodo coinvolgendo decine di detenuti.

E già in sindacati della polpen, diverse volte, hanno chiesto «di inasprire le sanzioni previste » esortando le varie amministrazione «a mettere a disposizione degli agenti penitenziari gli strumenti per contrastare il fenomeno», guardando pure all’ingresso, non in questo caso, in carcere, di sostanze stupefacenti.

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