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Montante e gli «accordi corruttivi con settori politici, economici e istituzionali

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Caltanissetta – Settori politici, economici e istituzionali e «accordi corruttivi» con gli stessi hanno reso influente la figura dell’ex leader di Confindustria Sicilia, Antonello Montante.

È in quattrocento pagine che sono racchiuse le motivazioni della sentenza del processo sul cosiddetto sistema Montante.

«Molte intercettazioni descrivono la “fama” acquisita dal Montante presso soggetti imputati, indagati o estranei ai fatti oggetto dell’ indagine; se ne ricava prova del fatto che in quegli ambienti e in contesti per nulla occulti o riservati erano note non solo la sua capacità di influenza nelle più alte sfere degli ambienti istituzionali ed economici non tanto del territorio, ma della Regione e del Paese. Ed era nota anche la sua

complessa rete informativa», hanno scritto i giudici.

E già secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza di primo grado, «Montante aveva iniziato a denunciare atti intimidatori nello stesso periodo in cui si poneva in radicale opposizione con Di Vincenzo e gli imprenditori a lui vicini e si poneva al vertice di Confindustria».

E per i giudici lo stesso «Montante era riuscito ad assumere una posizione di potere in Confindustria, grazie al suo prospettato impegno antimafia, dissimulando la sua pregressa vicinanza alle cosche locali, accusando invece di tali connivenze coloro che avevano già dei ruoli nelle organizzazioni imprenditoriali o nelle società partecipate dalla Regione Sicilia».

In antitesi con la tesi difensiva degli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto che, nel censurare la sentenza impugnata hanno sostenuto che «la sua motivazione si adagia sui contenuti dell’ordinanza di custodia cautelare ed è condizionata da un atteggiamento di parzialità, in particolare dal pregiudizio di vedere nel Montante un mafioso travestito da antimafioso»

Al termine del processo di primo grado, era il 10 maggio del 2019 Montante è stato condannato a quattordici anni, poi ridotti in appello a otto anni; Diego Di Simone Perricone, capo della security di Confindustria, è passato dai sei anni e quattro mesi precedenti ai successivi cinque anni; il sostituto commissario Marco De Angelis s’è visto ridurre la pena dai quattro anni in primo grado a tre anni e mezzo di reclusione.

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