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Morì cadendo la tetto di un capannone, nuovo processo per un imprenditore

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Caltanissetta – Riapproda in aula una tragedia del lavoro. Una delle tante, troppe, morti bianche che continuamente funestano il bollettino.

In questo caso il nuovo atto processuale è legato al decesso di un operaio, il sessantatreenne gelese Giuseppe Fecondo.

Si è spento nell’estate di sei anni fa per le ferite riportate nella caduta dal tetto di un capannone della zona industriale, struttura in cui stava lavorando in quel momento.

Il suo datore di lavoro, l’imprenditore Davide Catalano, al termine del processo di primo grado è stato condannato dal giudice a un anno e mezzo di reclusione.

Ma non è tutto. Perché lo stesso giudice, tra le pieghe della sentenza, oltre al pagamento del risarcimento dei danni, gli ha imposto pure una provvisionale di trentamila euro in favore dei familiari della vittima.

Verdetto che adesso lo stesso imprenditore riconosciuto colpevole ha impugnato e il prossimo mese andrà al cospetto della corte d’Appello di Caltanissetta.

Secondo la tesi accusatoria, che ha già retto nel primo passaggio in aula, i sistemi di sicurezza sarebbero stati carenti. Aspetto che sarebbe stato purtroppo determinante, secondo la stessa accusa, per il luttuoso epilogo.

L’operaio, subito dopo la caduta, era il luglio del 2015, è stato trasferito immediatamente in ospedale, al «Vittorio Emanuele» di Gela. Ma lì, poi, il suo cuore si è fermato per sempre.

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