Home Cronaca Morì sotto tonnellate di materiale, dirigenti e tecnici tornano sotto processo

Morì sotto tonnellate di materiale, dirigenti e tecnici tornano sotto processo

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Caltanissetta – Riapproda in aula una morte bianca. L’ennesima pagina nera legata, in questo caso, al decesso di un dipendente della raffineria di Gela, travolto e ucciso da una tubatura che pesava parecchie tonnellate.

E in tredici, tra dirigenti e tecnici dell’Eni, adesso, saranno chiamati in appello per la morte dell’allora trentenne Francesco Romano. La tragedia risale a undici anni addietro.

Sul banco degli imputati tornano ora Rocco Fisci, Nicola Carrera, Salvatore Marotta, Mario Giandomenico, Bernardo Casa, Sandro Iengo, Fabrizio Zanerolli, Vincenzo Cocchiara, Serafino Tuccio, Angelo Pennisi, Marco Morelli, Alberto Bertini e Patrizio Agostini condannati in primo grado con pene comprese tra un massimo di un anno e otto mesi e un minimo di sedici mesi per le ipotesi, a vario titolo, di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. Tutti con il beneficio della sospensione.

Nei loro confronti sono costituiti parti civili i familiari della vittima. E tra le pieghe del primo verdetto è stato riconosciuto loro il diritto a un risarcimento dei danni.

Secondo l’impianto accusatorio – che ha retto in primo grado – la disgrazia si sarebbe potuta evitare guardando più all’aspetto legato alla sicurezza.

Sì perché tutto quel materiale pesantissimo, per diverse tonnellate, secondo gli inquirenti sarebbe stato accatastato in modo un po’  instabile. E nessuno avrebbe vigilato. Questo, sempre per l’accusa, avrebbe finito per determinare la tragedia.

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