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Naro non fu ucciso da un solo calcio», la Procura di Palermo chiede il processo per tre buttafuori

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San Cataldo – Processo per tre buttafuori della discoteca “Goa” di Palermo dove sette anni fa è stato ucciso l’allora venticinquenne medico di San Cataldo, Aldo Naro.

Lo ha chiesto la procura di Palermo all’udienza preliminare legata all’indagine bis che ha preso le mosse su espressa sollecitazione degli avvocati Salvatore e Antonino Falzone che assistono i familiari della giovanissima vittima.

La richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm di Palermo, Erico Bologna e girata al gup Rosario Di Gioia, interessa Pietro Covello, Francesco Troia e Gabriele Citarella – c’è chi tra loro è stato già condannato per rissa – sui quali pende la pesantissima ipotesi di omicidio volontario.

E l’ultimo tra loro, Citarella, intercettato degli investigatori mentre discuteva con la madre, avrebbe anche riconosciuto un suo coinvolgimento nella vicenda, ammettendo di avere spinto la vittima dalle scale e di averla pure colpita. Questo, almeno, è stato sostenuto dall’accusa  in un passaggio del suo intervento.

Lo stesso pm ha evidenziato come dalla perizia eseguita dal medico legale Pietrantonio Ricci – sulla base della nuova autopsia in 3d dopo l’esumazione della salma – avrebbe dimostrato che la vittima è stata colpita ed è morta a causa di più colpi ricevuti al capo.

In sostanza ad uccidere il giovane medico non sarebbe stato solo il calcio sferrato dall’allora buttafuori abusivo minorenne Andrea Balsano già condannato a dieci anni di carcere con il rito abbreviato.

Così avrebbe stabilito una prima autopsia eseguita dal medico legale Paolo Procaccianti secondo il quale Naro era stato ucciso da una sola  pedata al capo.

Sullo sfondo – su questo punto s’è soffermata la stessa accusa – la sparizione della prima Tac dagli archivi del Policlinico, ma anche il mancato deposito della stessa Tac nel fascicolo della procura da parte del medico legale. Lo stesso pm ha poi spiegato che l’esumazione della salma  e la nuova Tac si sono resi necessari proprio a causa della sparizione della prima tomografia assiale computerizzata.

Tra le pieghe del suo intervento la stessa accusa ha tracciato un clima di omertà che avrebbe ammantato le indagini. E i più reticenti sarebbero stati proprio le persone più vicine ad Aldo Naro e che quella sera di San Valentino del 2015 si trovavano all’interno della discoteca “Goa” di Palermo insieme a lui.

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