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“Nessun rincaro del grano duro con guerra, aumenti per speculazioni internazionali. Rete tra produttori locali contro crisi”. Parla il mugnaio Domenico Lo Manto

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Mussomeli – “Nessun rincaro per il grano duro in seguito al conflitto ucraino”. Puntare sul prodotto locale può evitare gli ingiustificati rincari. A parlarne è Domenico Lo Manto classe 1994, giovanissimo proprietario assieme alla mamma Giuseppina e a suo fratello Francesco, più grande di cinque anni, dello storico mulino di via Madonna dell’aiuto. Mugnai di terza generazione i Lo Manto, eredi del compianto e stimato Giuseppe, portano avanti l’attività di famiglia che il nonno rilevò nell’ormai lontano 1958.  Un anfratto di mondo che trasuda polveri dorate fra pareti di bianca calcarenite e profumo di zagara. Una famiglia al lavoro fra tradizione e innovazione, un dato di fatto più che un’aspirazione. “Il grano che maciniamo noi è tutto grano duro della zona, il paese più lontano da cui ci approviggioniamo è Campofranco, mentre a Mussomeli da un unico fornitore. Dell’Ucraina non ne abbiamo contezza, lì si produce essenzialmente grano tenero col quale noi non lavoriamo”. Eppure i rincari ci sono, almeno per quanto riguarda l’ultimo anello della catena di distribuzione, e soprattutto per pasta e prodotti da forno. Calo che -come avvenuto per altri beni di consumo- sta risentendo più dell’avvenuto aumento di energia elettrica e carburante che non della materia prima agricola. “Un aumento in realtà c’è stato ma questo risale al mese di agosto a causa dello scarso raccolto di Russia, Canada e Stati Uniti” La quotazione del grano in borsa che ha raggiunto il livello record di 400 euro a tonnellata sulla borsa di Chicago -dato peraltro destinato ad aumentare nei prossimi giorni- sembrerebbe essere l’effetto di un delicato intreccio di interessi che, partendo dal vicino Est asiatico, attraverso armi, navi e speculazioni di borsa, arriva fino qui dagli squali neri dell’agroalimentare, senza peraltro escudere la crisi climatica che non poco sta penalizzando il raccolto e quindi gli introiti degli agricoltori.  Ostacolo quest’ultimo che gli agricoltori locali hanno tentato di raggirare quest’anno giocando d’anticipo, forti dell’esperienza degli anni precedenti. Durante l’ultima stagione di raccolto le vendite di grano nel periodo “sotto trebbia”, praticamente quando il prezzo è più basso, orientativamente attorno ai 30 centesimi, sono state sospese. Per poi riprendere subito dopo il raccolto quando il prezzo è aumentato fino alla quota massima di 56 centesimi. Una mossa che ha evitato di svendere il prodotto e di penalizzare eccessivamente il ricavo, già gravato dall’aumento di semenze e fertilizzanti. Se la guerra arriva sulle tavole degli Italiani non è comunque per effetto della carenza di grano ucraino poichè in Europa arriva appena il 5%  del grano esportato da Russia e Ucraina, principali rifornitori di Africa, Asia e Medio Oriente, con una quota irrisoria per l’Italia che è pari allo 0,28%. E se il pane, in linea di principio mantiene, il costo del periodo antecedente il 24 febbraio, lo stesso non si può dire per prodotti affini, principalmente per i grandi brand che si fregiano dell’ambito marchio “grano italiano”. Fatto questo oltretutto contestabile perchè la produzione italiana di grano che, partendo dalla Sicilia, al massimo arriva alla Campania, passando per Calabria e Puglia di certo non riesce a soddisfare il fabbisogno interno. Tuttavia la normativa consente di potere utilizzare il marchio nonostante ad essere utilizzata è solo una percentuale di grano italiano. Pertanto il prodotto locale si sta rivelando un valido aiuto al contenimento del prezzo, oltre che ovviamente, rispondente a target qualitativi superiori. In tale contesto, a promozione del territorio, a breve sarà inaugurato il progetto “Sapori di Mussomeli” che l’antico mulino sta portando avanti assieme ad altri quattro partners locali,  Aromatiche Girafi, Società agricola Mulè, Azienda agricola Mattina e Panificio Antiche fragranze. L’ambizioso progetto, congelato per via della pandemia, prevede un Kit di ingredienti base per la realizzazione della tipica “pasta con le sarde” confezionato all’interno di un’iconica scatola che raffigura un’immagine stilizzata della nostra Terravecchia. Un’intuizione per fare rete e promozione territoriale e commerciale. Tuttavia lo spauracchio della guerra ha comunque generato l’ormai consueta corsa all’accaparramento che poi, per via indiretta, si rivela essa stessa, responsabile dei rincari. Pertanto un consumo ponderato potrebbe essere l’antidoto efficace non solo per i picchi glicemici ma anche per quelli economici!

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