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“Racconta meglio il territorio di Mussomeli ed è più caratterizzante”. I motivi delle scelta della ‘Guasteddra

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Mussomeli – Una sagra per essere certificata, fra l’altro, deve raccontare il proprio territorio. Questo almeno ci dice il regolamento dell’UNPLI, l’Unione Nazionale Pro Loco Italiane, che disciplina l’attribuzione del marchio di qualità e al quale, invero, spetta l’ultimo verdetto sulle innumerevoli candidature. E per raccontare il proprio territorio, la “Sagra della guasteddra” di Mussomeli, in occasione della sua settima edizione, è partita nientemeno che dall’etimo “guasteddra”, appunto, che, sembrerebbe “essere più rappresentativo della pronuncia locale, rispetto a quello più indifferenziato, e diffuso, se vogliamo, ma comunque non errato, ‘guastedda'”. Questo, e non solo, in buona sostanza, quanto è emerso dalla conferenza stampa tenutasi venerdì 12 gennaio nei locali della Pro Loco alla presenza della stampa locale. Sono intervenuti nell’ordine la presidente Pro Loco di Mussomeli, Zina Falzone, la tesoriera Cinzia Frangiamore, l’assessore alle Attività produttive, Michele Spoto, il sindaco on. Giuseppe Catania a fare il punto della situazione. “Motivo di orgoglio e vanto per noi e per la comunità tutta portare in alto il nome del nostro paese, la nostra identità e le nostre tradizioni. Un risultato che è stato reso possibile grazie all’impegno dei soci che, non con poche difficoltà, tra lavoro e famiglia, hanno saputo dare e, in questo sempre si contraddistinguono per l’eccellente lavoro svolto all’interno dell’associazione”, così in apertura la presidente Falzone che tanto si è spesa per l’ambizioso progetto. A seguire l’intervento di Frangiamore che, dopo l’espressa soddisfazione per il traguardo raggiunto, scende più nei tecnicismi della “lingua” e della sua corretta scrittura. “Come vanno scritte le parole dialettali al cui suono non corrisponde alcun grafema?” La polemica è antica e si fa risalire nientemeno che agli albori delle raccolte degli scritti dialettali e che affonda le sue radici nella diatriba fra il Pitrè e il Salomone Marino. “Se -dd- è la forma più accreditata, -ddr- non è comunque un errore poichè evidenzia la pronuncia più affricata. Tuttavia abbiamo deciso di utilizzare la parola ‘guasteddra’ per caratterizzare ulteriormente il nostro prodotto tipico”, il cui culto e la cui tradizione sono profondamente e intimamente legati a quello sacrissimo della Divina Provvidenza, protettrice della semina e quindi del raccolto. “La diatriba fra sostenitori dell’una e dell’altra forma scritta è stata la testimonianza dell’attaccamento dei mussomelesi al proprio territorio e il solo pronunciare la parola ci riporta indietro nel tempo e ci fa rivivere i bei momenti legati allla festa dell’Immacolata Concezione”. In chiusura il sindaco Catania fa il punto sui numeri e sulle opportunità turistiche di qualità. “il mercato ci insegna che il mercato globale riconosce sempre di più e sempre meglio i prodotti con certificazione di qualità. La certificazione a marchio fa la differenza in un settore, quello delle sagre, appunto, tanto diffuso quanto inflazionato. Primi nella provincia di Caltanissetta, a fronte di parecchie proposte bocciate sul campo, e fra i primi sette dell’intera Sicilia. Al momento sono solo sessantasette le sagre certificate in tutta Italia, un riconoscimento che inevitabilmente produce un indotto economico per effetto dei circuiti di promozione dei territori in cui si viene inseriti. Un risultato di tutti, come ha già precisato la tesoriera Frangiamore e che vogliamo dedicare alla nostra comunità. Uno sprone comunque a fare sempre di più per promuovere turisticamente il nostro territorio, con la consapevolezza che, ad oggi, abbiamo uno strumento in più per farlo, ossia il marchio di qualità. Adesso tocca a noi ottimizzare il tanto sudato risultato ottenuto, buttando il cuore oltre l’ostacolo come ci insegnano i volontari dell’associazione”. A marzo il riconoscimento sarà ulteriormente concretizzato presso il Senato della Repubblica dove sarà consegnato il premio.

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