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Scia di attentati a un’avvocatessa serrdifalchese, chiesti 15 anni per il sospetto mandante

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Serradifalco – Chiesti quindici anni di carcere per il mandante di attentati ai danni di una nota avvocatessa nissena. È stata la procura a sollecitare la severa pena al termine della requisitoria.

E, alla fine , i pubblici ministeri Stefano Sallicano e Massimo Trifirò hanno chiesto la condanna del quarantunenne Rosario Davide Alba – assistito dagli avvocati Antonio e Marco Ingroia – a 15 anni oltre a 2.500 euro di multa.

È accusato di tentata estorsione, atti persecutori, incendio e danneggiamento seguito da incendio, peraltro tutti aggravati dal metodo mafioso.

Reati che si sarebbero consumati ai danni dell’avvocatessa Maria Giambra e dal marito,  Pietro Lo Nobile -assistiti, rispettivamente,  dagli avvocati Letizia Galati e Pietro Sorce – costituiti parti civili. Ruolo rivestito anche dal consiglio dell’ordine degli avvocati  – rappresentato in giudizio dall’avvocato Giacomo Butera – schieratosi al fianco della sua appartenente.

La vicenda avrebbe preso le mosse da un credito che la ditta dell’imputato avrebbe vantato da una società. E per il recupero delle somme, poco più di quarantamila euro, avrebbe conferito mandato allo studio Giambra. Pratica che poi, in particolare, è stata curata da un’altra legale dello stesso studio. Ma a un certo punto sarebbero sorti dei contrasti perché, secondo la tesi dello stesso Alba, l’avvocatessa Giambra avrebbe tentato di raggiungere un accordo in relazione a quel credito, in disaccordo con quella che sarebbe stata la linea difensiva prestabilita.

Così lo stesso Alba ha successivamente querelato la professionista per infedele patrocinio e truffa. Fascicolo, questo , che poi è stato archiviato.

Ma la vicenda, insieme ad un’altra parentesi giudiziaria intentata contro la professionista dalla sua ex segretaria, fidanzata di Alba, avrebbe innescato un profondo astio nei confronti della stessa avvocatessa che, insieme alla sua famiglia è stata bersaglio di una serie di attentati di cui Alba, secondo gli inquirenti, sarebbe stato l’ideatore.

Prima l’incendio di due auto parcheggiate sotto lo studio della penalista – era il 7 novembre 2018 e 30 gennaio 2019 – poi un terzo rogo che in questo caso, il 28 gennaio di quattro anni fa, ha pure danneggiato la tettoia della villetta della professionista e del marito.

Infine la notte del 20 luglio di tre anni fa, sono stati sparati sei colpi di pistola verso l’esterno della villetta dove l’avvocatessa Giambra stava dormendo insieme alla famiglia.

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