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Sconto di pena in appello per un scontro fatale, i familiari delle vittime: «Noi amareggiati e abbandonati»

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Caltanissetta – Colpevole, ora come allora, per uno scontro fatale. Costato la vita di un ragazzino e di un commerciante e il ferimento di altri due passeggeri.

Ma nel secondo passaggio in aula ha beneficiato di uno sconto di pena. Sì, perché a fronte dei setta anni e quattro mesi rimediati in primo grado con il giudizio abbreviato, adesso la corte d’Appello di Caltanissetta gli ha concesso una riduzione. E la pena è scesa a 5 anni e 4 mesi per le ipotesi di omicidio stradale plurimo e lesioni gravissime.

Sono scattate a suo carico perché ritenuto responsabile esclusivo dell’incidente costato le vite del cinquantunenne riesino Giuseppe Danese e del sedicenne Angelo Scalzo.

E ai loro familiari, costituiti parti civili, è stato riconosciuto già in primo grado il diritto a un risarcimento dei danni.

La tragedia della strada s’è consumata  il 16 novembre di cinque anni fa sul viadotto «Geremia», lungo la statale 626 Caltanissetta-Gela. Non distante dallo svincolo per Butera.

Quel giorno il ragazzino poi deceduto, la sorella e un’altra passeggera viaggiavano sull’auto, una Peugeot, dell’imputato e stavano rientrando dopo avere sostenuto nel capoluogo nisseno gli esami di guida per conseguire il patentino. Ma a casa , due di loro, non sono più arrivati.

E i familiari della vittime sono intervenuti attraverso il loro legale, l’avvocatessa Rita Parla, fiduciario di Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nel risarcimento di incidenti mortali.

“La speranza – è stata la prima osservazione alla sentenza d’appello – era che venisse confermata in toto la sentenza di primo grado Impossibile nascondere l’amarezza per questa rideterminazione della pena, i nostri cari quel tragico giorno se ne sono andati per sempre ma ora il timore è che, ad ogni grado di giudizio, chi ne ha irresponsabilmente causato la morte possa ottenere una pena sempre più bassa. Le famiglie vittime, come noi, di simili, orribili tragedie non sono realmente tutelate dalla legge italiana… ci sentiamo amareggiati e abbandonati».

Aggiungendo poi  che «anche in questo secondo grado di giudizio  i giudici non hanno concesso neppure una sola attenuante, a ulteriore riconferma della piena responsabilità dell’imputato, partendo però da una pena base inferiore a quella conteggiata dal giudice di primo grado, hanno rideterminato al ribasso l’entità della condanna».

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