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Sentenza Cga su tariffe Siciliacque,  Sovrambito fuori legge: si risolva il contratto

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Caltanissetta – La sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa di pochi giorni fa conferma quella già emessa dal  Tribunale amministrativo regionale lo scorso anno. «Siciliacque e la Regione non hanno alcun titolo in materia di tariffa idrica. Illegittime le delibere della Regione che hanno aggiornato le tariffe di Siciliacque dal 2016 al 2019, illegittimo che la società, partecipata per il 25 per cento  dalla Regione e per il 75 per cento  dalla multinazionale francese Veolia che gestisce il cosiddetto sovrambito voluto da Cuffaro nel 2004, continui a gestire reti, impianti ed infrastrutture che le leggi nazionali e regionale attribuiscono invece ai gestori d’Ambito provinciale», è  la stoccata del Forum siciliano dei movimenti per l’acqua e i beni comuni

«Da molti anni il Forum siciliano dei movimenti per l’acqua e i beni comuni – è stato aggiunto – sostiene che la legge va applicata, che il contratto di gestione di Siciliacque va verificato e risolto perché in contrasto con la normativa nazionale e con la legge del 2015 che  recita “che la gestione delle infrastrutture, servizi, sistemi acquedottistici relativi al servizio idrico integrato – opere di captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione – è affidata alle nove Ati”. Nella legge la gestione del sovrambito è citata soltanto all’articolo sei laddove impegna il presidente della Regione sulla valutazione della sussistenza dei presupposti per la risoluzione anticipata del contratto con Siciliacque».

Dallo stesso Forum la sottolineatura di come «la sentenza del Cga conferma e sostanzia dal punto di vista legale e giuridico la richiesta del Forum di risolvere un contratto che ha comportato dal 2004 ad oggi costi abnormi per le casse della Regione e per la collettività. La legge vigente, come da esito dei referendum del 2011, definisce l’acqua  “bene comune pubblico non assoggettabile a finalità lucrative”, in un altro passaggio che  “la legge si prefigge l’obiettivo di definire i principi per la tutela, il governo pubblico e partecipativo della gestione delle acque… e disciplina altresì funzioni e compiti per il governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua” ancora,  che “la gestione del SII è realizzata senza finalità lucrative”…» è stato evidenziato.

Da qui la secca presa di posizione. «Non ci sono più alibi, è evidente che la legge 19 del 2015, che ha passato il vaglio della Corte Costituzionale, va applicata e non modificata come più volte annunciato dalla Regione per continuare a favorire gli interessi di una multinazionale che in Sicilia certamente non ha fatto e non farà beneficenza. È del tutto evidente che i privati gestiscono i servizi pubblici locali per fare profitto, è altrettanto evidente che solo le gestioni interamente pubbliche e partecipative possono assicurare un servizio efficace, efficiente ed economico» hanno concluso.

Da qui la richiesta, dello stesso Forum, di un nuovo incontro con l’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità,  Daniela Baglieri, per affrontare tutte le questioni sollecitate da anni. E, infine «l’invito a tutti i sindaci siciliani riuniti nelle nove Ati è a costituire Aziende speciali consortili, cioè enti di diritto pubblico, quali soggetti gestori  d’ambito».

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