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«Ucciso per vendetta», chiesto l’ergastolo per il capomafia vallelunghese «Piddu» Madonia e altri due boss

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Vallelunga – Ergastolo per il capomafia di Vallelunga. E carcere a vita per altri due boss, oltre a una condanna a trent’anni di reclusione. Li ha chiesti la procura generale di Caltanissetta al processo d’appello per il delitto del barista Giuseppe Failla.

«Fine pena mai»  per il boss vallelunghese Giuseppe «Piddu» Madonia, per l’ex capo della famiglia di Cosa nostra a Caltanissetta, Angelo Palermo e il boss sancataldese Cataldo Terminio. Mentre è di 30 anni la proposta di condanna per il gelese Angelo Bruno Greco – assistiti dagli avvocati Sergio Iacona, Flavio Sinatra, Cristina Alfieri, Giuseppe Piazza ed Eliana Zecca – tutti alla sbarra per rispondere di omicidio.

Il sostituto pg Gaetano Bono ha chiesto alla corte d’Assise d’Appello  di Caltanissetta, presieduta da Andreina Occhipinti, il rigetto degli appelli presentati dal collegio di difesa e, di contro, la conferma della sentenza di condanna emessa in primo grado nel novembre di due anni fa, con 3 ergastoli e 30 anni al quarto imputato.

L’accusa ha ritenuto che ognuno di loro abbia rivestito un ruolo ben preciso. E, secondo questa teoria, a volere il delitto sarebbe stato Terminio per vendicare la morte del padre che, nel lontano aprile del 1982, è stato assassinato da un gruppo di “stiddari” uscito da Cosa nostra. E a questo gruppo, lo stesso Terminio, avrebbe ritenuto vicino lo stesso Failla. Così da volerne la morte. E sarebbe stato lui stesso, quella mattina del 9 novembre 1988 a premere il grilletto uccidendo il barista mentre si trovava dietro il bancone del locale. Il corpo è stato scoperto qualche ora più tardi da alcuni clienti.

In questo agguato Palermo avrebbe fatto da autista, mentre Greco sarebbe stato il basista. Ma a fornire il nullaosta all’uccisione di Failla, secondo l’accusa, sarebbe stato «Piddu» Madonia nella sua veste di rappresentante provinciale di Cosa nostra.

Questo lo scenario che ha dato vita alle quattro condanne in primo grado e che, adesso, sono state riproposte dalla procura generale.

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