Home Cronaca «Agguato per affari sporchi», tre ricorrono in Cassazione

«Agguato per affari sporchi», tre ricorrono in Cassazione

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Caltanissetta – Non ci stanno al «no»  del tribunale del riesame e si rivolgono alla Cassazione. Così per i tre tirati in ballo per un delitto di poco più di quattro anni fa.

A esser chiamati in causa per questo omicidio, sono il  ventinovenne Salvatore “Tony” Raniolo, genero di Nicola e cognato di Giuseppe Liardo.

Gli ultimi due sono ritenuti i mandant, il primo tra gli esecutori materiali, dell’agguato ai danni dell’allora tassista cinquantaseienne Domenico Sequino che sarebbe stato ucciso per presunti interessi sporchi.

Il terzetto., finito in cella nel novembre scorso su ordinanza di custodia cautelare a firma del gip, s’è prima rivolto al Riesame chiedendo la revoca delle misure.

Ma il tribunale non ha accolto le loro istanze così, adesso, padre, figlio e il lor parente si sono rivolti alla Suprema Corte chiedendo  l’annullamento dei rispettivi provvedimenti.

Secondo l’impianto accusatorio, più in dettaglio, i Liardo avrebbero affidato al tassista una somma di denaro per un non meglio definito investistimento.

Nel gran calderone vi sarebbero stati anche contrasti che sarebbero sorti tra le parti per questioni estorsive. Da qui, per l’accusa, la decisione di uccidere Sequino.

L’agguato è scattato la sera del 17 dicembre 2015, in piazza Umberto, quando la vittima è stata crivellata di colpi di pistola sparati da killer su una moto.

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