Home Attualità Ancora pochi laureati in Italia: le strategie per promuovere gli studi

Ancora pochi laureati in Italia: le strategie per promuovere gli studi

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Sono pochi i giovani laureati al di sotto dei 34 anni. Nonostante un lieve incremento del trend nel 2022, i risultati sono ancora lontani dai traguardi prefissati dall’Unione Europea. Di seguito i dati e le soluzioni da adottare per raggiungere gli obiettivi.

 

Italia, ancora bassa la percentuale di giovani laureati

 

In base al report ISTAT “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali” del 2022, l’Italia ha una percentuale di laureati al di sotto della media dell’Unione Europea (42%). Solo il 27.4% dei giovani tra i 30 e i 34 anni e il 29.2% dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni è in possesso di una laurea, con una netta predominanza nelle regioni del nord (31.2%) e del centro (34.5%) rispetto al sud (23.9%). 

 

Si tratta di un risultato ancora molto distante dagli obiettivi dell’UE. La quota di laureati, infatti, dovrebbe attestarsi minimo al 40% (fascia 30-34 anni) e al 45% (25-34 anni), almeno per i corsi di primo livello. In altri Paesi europei le percentuali sono più elevate: basti pensare a Spagna, Francia e Germania, con numeri rispettivamente pari al 50.5%, 50.4% e 37.1%. 

 

Tale situazione dipende dall’offerta limitata per il primo triennio, specialmente nei politecnici. Tuttavia, anche la situazione familiare condiziona l’esito del percorso universitario: la probabilità che i figli si laureino aumenta a seconda del grado di istruzione conseguito da almeno uno dei genitori.

 

Giovani e università: come aumentare il numero di laureati?

 

Una tra le possibili soluzioni per raggiungere gli obiettivi europei è incentivare la formazione telematica. Questa modalità di formazione, infatti, aiuta gli studenti e le studentesse sotto diversi aspetti: anzitutto consente di risparmiare, poiché non è necessario investire soldi in trasporti e affitti per raggiungere la sede dell’università; permette di studiare ovunque, lasciando più tempo a disposizione per le proprie attività. Inoltre, garantisce un livello di preparazione di qualità e abbatte le emissioni di CO2 dovute all’uso di auto, moto e mezzi pubblici. 

 

Ovviamente è bene fare riferimento solo agli istituti accreditati, ovvero le università online riconosciute dal Miur, presentate su risorse come Studentville. Queste, infatti, seguono standard accademici e normative nazionali, garantendo che i titoli di studio ottenuti siano legalmente validi in Italia e riconosciuti dalle autorità competenti. Il MIUR valuta e approva i corsi offerti dalle università online, assicurandosi che rispettino gli standard qualitativi richiesti. Le università online riconosciute dal MIUR, inoltre, possono godere di maggiore riconoscimento a livello internazionale.

Ma per richiamare l’attenzione dei giovani agli atenei occorre fare anche altro: bisogna puntare sulla trasmissione di competenze trasversali, sugli approcci interdisciplinari, sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla sperimentazione di più modelli di accesso al sapere. Le partnership con aziende ed enti esterni, unitamente a collaborazioni più strette con i docenti, permettono di vivere l’università in maniera più attiva e partecipativa.

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