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Appalti truccati a Santa Caterina, nove a giudizio e 14 prosciolti: cade il reato associativo  

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Santa Caterina – Irregolarità su taluni appalti sì, ma nessuna combine per mano di una vera e propria associazione a delinquere. Quella non è esistita. Sì, perché il reato associativo è caduto così come episodi di concussione e corruzione.

E, alla fine, tra ex amministratori  comunali, funzionari, tecnici e imprenditori in nove andranno a giudizio mentre per altri quattordici imputati è stato disposto il «non luogo a procedere». Così ha disposto il gup di Caltanissetta, David Salvucci.

Vanno a giudizio l’ex sindaco Antonio Fiaccato – nei suoi confronti, però,  non hanno più retto l’ipotesi associativa, più fatti di corruzione e di concussione – il suo allora vice, Agatino Macaluso, l’ex assessore comunale allo Sport, Giuseppe Natale, la segretaria generale comunale Clara Lacagnina, l’ex capo dell’Ufficio tecnico Guglielmo Messina, l’ex assessore e consigliere comunale Calogero Rizza,  gli imprenditori Giuseppe Cannavò amministratore e socio di «Uno@uno Differenziata srl», Eugenio Diego Salvaggio della «Pa digitale Sicilia» e Gaetano Alfonso Ippolito amministratore della «Litos progetti srl».

Saranno processati per le ipotesi, a vario titolo, d’induzione indebita a dare o promettere utilità, concussione, diversi episodi di turbata libertà degli incanti, più episodi di corruzione, falso in atto pubblico e abuso d’ufficio.

Prosciolti, di contro, lìex presidente del consiglio comunale, Cristina Rizza, l’ex assessore e in passato consigliere Alfonso Carvotta, l’ex consigliere comunale Daniela Seminatore, Giuseppe Bruno della «Antiqva domvs», l’imprenditore nel settore edile Salvatore Pignato, l’imprenditore Luigi Baldi, Giuseppe Riccardo Falzone procuratore speciale di «Nuovomodulo», Giuseppe Lo Vetere titolare di una ditta individuale, Salvatore Di Martino funzionario dell’Ufficio tecnico, l’imprenditore edile Pasqualino Giambra, Massimo Falzone a capo della ditta «Max cantieri», Michele Amico amministratore di «Nuovo modulo srl», Giuseppe Bruno della «Antiqva domvs» e Giuseppe Carsidona della «Carsidona Maro e figli srl» – assistiti dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Alberto Fiore, Dino Milazzo, Ernesto Brivido, Walter Tesauro, Davide Schillaci , Pietro Pistone, Antonella Marino , Daniele Osnato Pietro Milano e Sergio Monaco – per i quali pubblico ministero Dario Bonanno ha chiesto il rinvio a giudizio.

Secondo la tesi accusatoria gli appalti banditi dal comune sarebbero passati attraverso un sistema concussivo e corruttivo che avrebbe coinvolto parte dell’apparato amministrativo e presunte ditte compiacenti. È lo scenario tracciato dall’inchiesta «Cerbero» di carabinieri e guardia di finanza che nel luglio di tre anni fa ha fatto scattare sedici misure cautelari, tra restrittive ai domiciliari, divieto di dimora, obbligo di soggiorno a Santa Caterina,  divieto di esercitare attività imprenditoriale o di ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche e sospensione dall’esercizio della professione.

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