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Corruzione e appalti a Santa Caterina, imprenditore può tornare a lavorare

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Santa Caterina – Nel concreto, per la difesa, sono trenta posti di lavoro salvi. Trenta famiglie che tirerebbero un sospiro di sollievo dopo la mazzata arrivata sull’onda dell’inchiesta su appalti e corruzione al comune di Santa Caterina.

È la “lettura” che i legali dell’imprenditore nisseno Luigi Cannella, gli avvocati Dino Milazzo e Umberto Ilardo, hanno attribuito alla decisione del tribunale del Riesame che, accogliendo il ricorso, ha revocato nei confronti dell’indagato il divieto, per un anno, di esercitare attività imprenditoriale o di ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche.

Cannella è a capo della «Luican Group srl» che si occupa di costruzioni nel settore edile, d’impianti tecnologici e di piani di riqualificazione urbana.

Secondo l’accusa avrebbe presentato tre offerte “pilotate” e peraltro mantenendosi sotto la soglia dei quarantamila euro così da potere ricorrere all’affidamento diretto o fiduciario.

Ma in realtà i legali hanno poi evidenziato che le tre gare “incriminate” – che riguardavano lavori a un campetto di calcio, arredi per il Comune e gazebo – la «Luican Group srl» non se l’è neanche aggiudicate. Perché sono andate a tre ditte del Nord Italia.

Di contro è stato rigettato il ricorso di un altro imprenditore nisseno, Giuseppe Cannavò – assistito dall’avvocato Ernesto Brivido –  accusato di avere offerto al vice sindaco di Santa Caterina un fine settimana in una località turistica in cambio dell’immediato pagamento di una fattura in arretrato.

Cannavò era e rimane sottoposto al divieto di svolgere la sua attività imprenditoria, sempre per un anno a partire dal luglio scorso.

Queste le decisioni che sono state assunte dal tribunale del riesame presieduto dal giudice Antonia Leone.

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