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Finse smarrimento di un assegno, nuova condannata per calunnia a costruttore di Vallelunga 

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Vallelunga Pratameno – Delle sue presunte falsità a farne le spese è stato, in un primo momento, un imprenditore del Vallone. Di Vallelunga in particolare.

Ma se poi per il costruttore vallelunghese la vicenda è finita in una bolla di sapone – perché vittima di una sospetta menzogna – per lei no.

Già, perché anche in appello è arrivata la conferma della condanna nei confronti della quarantaseienne  nissena Daniela Rugnone – difesa dall’avvocato Giacomo Butera – tirata in ballo nell’allora veste di presidente di una cooperativa edilizia.

Come nel primo grado del giudizio ha rimediato la condanna a 2 anni, con pena sospesa, per l’accusa di calunnia.

Peraltro la corte l’ha pure condannata al pagamento dei danni in favore dell’imprenditore di Vallelunga, Giuseppe P. – assistito dall’avvocatessa Gaia Di Natale –  costituito nella veste di parte civile.

L’accusa a carico della donna è di avere simulato lo smarrimento di un assegno. Un titolo che sarebbe stato destinato, secondo la ricostruzione investigativa, all’acquisto di un terreno e che sarebbe stato consegnato allo stesso imprenditore, proprietario di quell’area in città, nel pieno dell’abitato di Caltanissetta.

Ma nel momento in cui si è presentato in banca per metterlo all’incasso, ha scoperto che ne era stato denunciato lo smarrimento.

Così l’impresario si è ritrovato indagato per l’ipotesi di ricettazione. Ma ben presto sarebbe emersa tutt’altra realtà. E così la posizione del costruttore di Vallelunga è stata subito archiviata.

Di contro è stato aperto un fascicolo per calunnia ai danni dell’allora presidente della coop edilizia. E sia in primo che in secondo grado è stata condannata.

Tra le pieghe del procedimento, peraltro, il giudice ha disposto la trasmissione degli atti alla procura nei confronti del marito dell’imputata – sentito come teste – per le ipotesi di falsa testimonianza e calunnia.

Lo stesso che, peraltro, proprio nei giorni scorsi è stato condannato a un anno  e mezzo per appropriazione indebita.

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