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Inaugurata la “pietra d’inciampo” dedicata a Vincenzo Giardina. Iniziativa promossa da FIDAPA Mussomel

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Mussomeli – Ieri, 2 febbraio, presso il Parco urbano di Mussomeli, è stata inaugurata la “pietra d’inciampo” dedicata alla memoria di Vincenzo Giardina, cittadino di Mussomeli morto da deportato nel campo di concentramento di Flossemburg, il 18 gennaio del 1945. L’iniziativa, promossa dalla sezione FIDAPA di Mussomeli, si inserisce nel più ampio progetto, “Pietra d’inciampo”, ideato dal Distretto Sicilia FIDAPA BPW Italy, che si propone lo scopo di mantenere viva la memoria delle vittime della Shoah. Grazie a dei blocchetti di pietra ricoperti d’ottone con sopra incisi i nomi dei deportati, da installare nel selciato stradale. Un inciampo emotivo e mentale nato dall’idea dell’artista tedesco Gunter Denning che, nel 1992, ha dato vita a questo progetto artistico per non dimenticare. Ad oggi le “pietre d’inciampo”, in Italia, sono 1344. Grande partecipazione, fisica ed emotiva, è stata riscontrata durante la giornata articolata in due momenti. Il primo al Parco urbano, essenzialmente celebrativo, dove è stata “svelata” la targa e deposta una corona di fiori, sulle note dell’Inno nazionale e del “Silenzio” a cura del prof. Benedetto Licata. Alla presenza delle autorità civili e militari, assessore alla Politiche Sociali, Daniele Frangiamore; vicepresidente del Consiglio, Yosella Shifano, delegata dal sindaco Giuseppe Catania e dal presidente del Consiglio, Gianluca Nigrelli; capitano Giuseppe Tomaselli, luogotenente Lorenzo Chiatante, brigadiere Daniele Giarratana, per l’Arma dei Carabinieri; maresciallo Antonino Laracca per la Guardia di Finanza, ha introdotto la cerimonia la presidente di sezione Teresa Canalella, coadiuvata dalle socie di sezione. Presenti altresì i familiari della vittima, la sorella, Rita Giardina, accompagnata dai figli Iosella e Peppuccio Misuraca, il nipote Totuccio e il genero Vincenzo Navarra. Concluso questo primo momento solenne, il corteo si è trasferito a Palazzo Sgadari, dove ha avuto luogo un momento di approfondimento, introdotto dalla presidente e curato dalle socie Giacinta Marchione e Maria Antonietta Vullo e dal prof. Gaetano Shifano. Un crescendo di emozione ed emotività partito dalla narrazione della presidente, che ha voluto condividere coi presenti l’iter che l’ha condotta alla “scoperta” della famiglia della vittima, e che ha toccato il culmine nel personale ricordo del prof. Schifano, sfociato in un pianto collettivo in sala al ricordo del padre che si è salvato da un colpo di fucile ricevuto per avere tentato di raccogliere delle bucce di patata, grazie ad un amico di Sutera che se lo è caricato sulle spalle. Un’ immagine che ci riporta alla visione di Anchise sulle spalle del figlio all’indomani della distruzione di Troia. Nel mezzo l’altrettanto toccante testimonianza, in poesia e prosa, di Giacinta Marchione, che, avendo avuto modo a luglio di “calpestare quelle zolle”, ha fatto sue, con la sensibilità poetica che le appartiene, le atrocità inenarrabili che solo nell’arte poetica possono sublimarsi, e l’intervento molto esplicativo di Maria Antonietta Vullo che ha fatto il punto del periodo storico, dando contezza di quella che è stata la portata del fatto con un interessante approfondimento sulle leggi razziali, ragionando, sui rapporti di causa-effetto. Negli intermezzi sono stati letti dei brani dalle socie Maria Carmela Pitonzo e Yosella Schifano che ha pure portato i saluti del sindaco, in apertura. Ha chiuso il ciclo degli interventi Peppuccio Misuraca che, con accorate parole, ha ringraziato la Fidapa per avere restituito la memoria dello zio, a lungo cercato dalla famiglia e che, si augura, possa ricevere post mortem quella dignità, con ogni probabilità, in vita gli è stata negata. Aderendo a questo progetto, la FIDAPA di Mussomeli attesta, ancora una volta il suo impegno in favore del territorio. Un risultato reso possibile grazie ad un lavoro di squadra interno ma anche grazie ad una fitta rete di collaborazione con il Distretto, le istituzioni, le altre sezioni e le associazioni. Nel segno, quindi, della condivisione e della continuità col lavoro svolto nel precedente biennio. Un momento condiviso con la famiglia e la comunità tutta. La giornata si è conclusa con un momento di convivialità alla presenza di tutti gli intervenuti.

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