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L’eccidio di contrada Rigiulfo, omaggio ai militari uccidi dalla banda Rizzo

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Mazzarino – Omaggio alle vittime dell’eccidio di contrada Rigiulfo. Agli otto carabinieri uccisi il 28 gennaio settantotto anni fa, nelle campagne tra Gela e Mazzarino. Tutti in servizio alla stazione di Feudo Nobile. Venti giorni prima furono sequestrati dalla banda capeggiata dal bandito Salvatore Rizzo.

Qualche giorno dopo il rapimento i banditi proposero uno scambio: il rilascio degli ostaggi in cambio della liberazione di Concetta Gallo, a capo dell’esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia. Le trattative andarono a lungo per settimane, ma inutilmente. Fino a quando il 28 gennaio 1946, furono uccisi, ognuno sotto gli occhi dei compagni, a raffiche di mitra e colpi di moschetto

Così caddero il brigadiere pugliese Vincenzo Ammenduni , i carabinieri Fiorentino Bonfiglio savonese, Mario Boscone palermitano, Emanuele Greco, Giovanni La Brocca barese, Pietro Loria, Vittorio Levico tutti e due del Palermitano e il catanese Mario Spampinato. I corpi, ritrovati alcuni mesi dopo, furono gettati nel pozzo di una zolfara abbandonata.

Ora, a Mazzarino, il tributo ai militari caduti con una cerimonia a cui hanno partecipato

Michele Amenduni, figlio del brigadiere assassinato, e Lucia Daino, nipote del carabiniere Bonfiglio.

Alla cerimonia hanno preso parte il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello

Vincenzo Pascale, il sindaco di Mazzarino Vincenzo Marino, il procuratore di Gela facente funzioni Lucia Musti e il comandante di Gela, il tenente colonnello Marco Montemagno. Poi la funzione religiosa alla chiesa Santa Maria di Gesù di Mazzarino, celebrata da don Giuseppe D’Aleo.

In memoria dei caduti, il comando generale dei carabinieri, nel 1950, ha conferito agli otto militari un encomio solenne e, poi, il 5 aprile del 2016, il Presidente della Repubblica ha concesso loro la Medaglia d’Oro al valor dell’arma dei carabinieri «alla memoria».

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