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Mafia, droga e prostituzione: sette condannati e un villalbese è ora indagato

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Villalba – In sette sono stati condannati perché coinvolti in una maxi inchiesta su mafia, droga e prostituzione. Ognuno di loro passando per un distinguo quanto a imputazioni.

Mentre, per quanto riguarda gli altri imputati, due sono stati assolti, altrettanti ne sono usciti con la prescrizione mentre un undicesimo nel frattempo è deceduto.

E, inoltre, la procura ha disposto la trasmissione degli atti in relazione alle dichiarazioni rese da un  quarantaduenne di Villalba e un  trentaseienne nisseno che da testi si sono ritrovati, adesso, indagati.

Questa, nei “numeri”, la sentenza del processo di primo grado legato all’operazione «Kalyroon» che nel maggio di cinque anni fa ha fatto scattare diciotto provvedimenti cautelari che sono stati eseguiti dalle Squadre mobili di Milano, Bergamo, Mantova e Parma.

La pena più severa, con 24 anni di carcere, è stata inflitta al cinquantaquattrenne Carmelo Gisabella, il cinquantatreenne Mario Locastello con 4 anni, 6 mesi e 3 mila euro, il quarantanovenne collaborante di San Cataldo,  Alfonso Renato Lipari con 7 anni e 8 mesi, il trentasettenne Adrian Daniel Pirvanescu Pirvanescu con 9 anni di reclusione e 50 mila euro di multa, il quarantatreenne  Giovanni Germano Paladino condannato con 7 anni e pure lui 50 mila euro di multa, il quarantacinquenne Salvatore Ferrara con 12 anni,  il trentunenne Marco Scalzo con 7 anni e 8 mesi, assolto per «non avere commesso il fatto» il cinquantatreenne Salvatore Ferrara, anche il quarantaseienne Cataldo Blandina  è stato assolto perché «il fatto non sussiste», quarantasettenne Francesco Liuzza nei confronti del quale è stato dichiarato il non doversi procedere  per prescrizione e un cinquantaduenne di San Cataldo intanto è deceduto.

Gli imputati – difesi dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Vincenzo Vitello, Gianluca Amico, Michele Ambra, Salvatore Baglio, Emanuela Lanzafame, Carmelo Lombardo, Carmelinda Anzalone, Annalisa Iozza e Carmelo Casuccio – sono stati chiamati a rispondere, a vario titolo, le ipotesi di  associazione mafiosa aggravata dall’essere armata, traffico di stupefacenti, prostituzione anche minorile, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

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