Home Cronaca «Mafia e appalti», la difesa sconfessa la procura

«Mafia e appalti», la difesa sconfessa la procura

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Caltanissetta – Non si è macchiato né di corruzione, ne ha “inquinato” un appalto. Questo, in estrema sintesi, il succo dell’arringa fiume di un tecnico del comune di San Cataldo tra gli imputati del processo su mafia e appalti ribattezzato «Pandora».

È stato l’avvocato Boris Pastorello, alla fine, a chiedere un verdetto assolutorio nei confronti di Cataldo Medico, dipendente dell’ufficio tecnico del comune di San Cataldo.

Per lui il pubblico ministero Pasquale Pacifico ha già chiesto a metà dicembre la sua condanna a 5 anni di reclusione.

«Tutta la documentazione amministrativa prodotta nel processo con rito abbreviato, relativa alla gara sula raccolta differenziata al Comune di San Cataldo, dimostra la correttezza dell’operato sia della commissione che di Cataldo Medico», è un passaggio dell’arringa dell’avvocato Pastorello.

«Per quanto riguarda il contratto di quartiere,  la decisione delle dimissioni di Grillo è stata assunta solo da lui e gli altri l’hanno subita, Medico compreso», è andato avanti

«L’aspetto singolare – è andato avanti – è che oggi i commissari del Comune hanno costituito quello stesso gruppo in house inserendo persone che in quella stessa telefonata tra Grillo e Medico – pure questa al centro del dossier – venivano indicati come persone in grado di sostituire lui, che aveva da poco avuto un grave problema di salute, e gli altri che si erano nel tempo defilati dal gruppo in house».

Con Medico sono sotto processo il maresciallo dei carabinieri Domenico Terenzio, l’imprenditore  Liborio Lipari, Salvatore Schifano, Alfonso Gaetano Ippolito – per i quali sono state chieste condanne comprese tra 6 e 4 anni e, infine, unica richiesta assolutoria per Luigi Palermo.

A carico dei sei imputati – difesi dagli avvocati Boris Pastorello, Giuseppe Dacquì, Giacomo Vitello, Gianluca Amico, Raimondo Maira, Salvatore Pirrello – sono state avanzate le ipotesi, a vario titolo, di rivelazione di segreti d’ufficio, falso e favoreggiamento – per Terenzio – e corruzione e corruzione aggravata in concorso.

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