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«Mafia e pizzo a Campofranco», il presunto boss Di Leo lascia il carcere

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Campofranco – Lascia il carcere per andare agli arresti domiciliari. Dopo otto mesi di detenzione è tornato a casa in attesa che l’inchiesta, già chiusa, approdi a una svolta.

Scarcerato  il cinquantasettenne di Campofranco, Claudio Rino Di Leo  – difeso dall’avvocato Danilo Tipo – ritenuto personaggio di spicco di Cosa nostra a Campofranco.

Tra le pieghe dell’inchiesta «Gallodoro» è stato chiamato in causa per associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, tentata estorsione, rapina e armi.

In passato è stato già condannato per associazione mafiosa nel blitz «Urano», sempre incentrato su affari di Cosa nostra nell’area del Vallone.

Sul fronte stupefacenti, secondo la tesi accusatoria, Di Leo avrebbe movimentato cocaina e hashish che poi pusher avrebbero rivenduto e non soltanto a Campofranco.

In una circostanza – per i magistrati – avrebbe pure rapinato una banca insieme a un complice – la Toniolo di Campofranco – per recuperare i soldi per pagare una partita di droga.

Quanto alle estorsioni, lo stesso Di Leo – è la tesi dei magistrati – sette anni e mezzo fa avrebbe tentato d’imporre un’assunzione al titolare di un supermercato di Caltanissetta.

Questo, per linee generali, è quanto l’accusa ha ipotizzato a suo carico in relazione a questa inchiesta che, nella sua globalità, ha coinvolto  qualcosa come ventiquattro indagati, quasi tutti dell’area del Vallone.

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