Home Cronaca «Mafia e pizzo», pioggia di condanne per la Stidda

«Mafia e pizzo», pioggia di condanne per la Stidda

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Caltanissetta – La mani della mafia su attività imprenditoriali. Quella della Stidda, in particolare. Questa sarebbe la “lettura” della sentenza di condanna emessa dal tribunale nei confronti di una decina d’imputati.

La pena più severa è stata comminata a  Vincenzo Di Giacomo con a sedici anni e quattro mesi di carcere. Seguono, secondo un ordine per entità della pena, Giuseppe Nastasi con quindici anni; Vincenzo Di Maggio con quattordici anni e mezzo; Salvatore Antonuccio  con quattordici anni; Alessandro Pennata con nove anni; Giuseppe Truculento sette anni e sette mesi; Giuseppe Vella sette anni e quattro mesi e Benito Peritore tre anni e mezzo.

Due, di contro, sono state le assoluzioni sentenziate dal Collegio giudicante presieduto da Miriam D’Amore che ha sostanzialmente accolto le richieste avanzate dall’accusa.

I soli ad uscire indenni dall’istruttoria dibattimentale – ed a guadagnarsi la libertà – sono stati Samuele Cammalleri e Rocco Di Giacomo, a fronte di richieste di pena che oscillavano da un minimo di sette anni a un massimo di ben oltre sedici anni di reclusione.

Tra le pieghe del pronunciamento il tribunale ha condannato anche gli  imputati al pagamento del risarcimento dei danni in favore delle parti civili, l’associazione «Gaetano Giordano» e la Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane. L’ammontare sarà poi stabilito in un procedimento dedicato.

A dare l’input alle indagini erano state le denunce presentate da alcuni tra i commercianti che sarebbero stati sottoposti a “pressioni” da parte dell’organizzazione mafiosa.

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