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Morì in un conflitto a fuoco con i rapinatori, omaggio alla memoria di un carabiniere eroe

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Caltanissetta – È in un conflitto a fuoco che è stato ucciso. Mentre, onorando la divisa che indossava, stava tentando di fermare due rapinatori. Così nell’estate del ’96 ha perso la vita il maresciallo Sebastiano D’immè. E a ventisei anni dalla morte è stato ricordato con una cerimonia alla chiesa San Giovanni Evangelista di Macchitella.

La funzione è stata celebrata dal cappellano militare del comando interregionale carabinieri “Culquaber”, don Rosario Scibilia e il parroco don Giuseppe Siracusa. Presenti i familiari del militare ucciso, in particolare la madre, i fratelli ed una giovanissima nipote. Al loro fianco il procuratore di Gela, Fernando Asaro, comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Vincenzo Pascale, il tenente Danilo Landolfi, comandante del norm di Gela, la cui caserma è intitolata da dodici anni proprio al maresciallo D’Immè  e, tra gli altri, i militari in congedo dell’associazione nazionale carabinieri di Gela, i rappresentanti dell’associazione nazionale del Nastro azzurro e l’associazione appartenenti alla polizia di Stato in congedo.

Poi, al cimitero, un trombettiere della fanfara del dodicesimo reggimento carabinieri “Sicilia” ha intonato le note dinanzi alla tomba del maresciallo.

D’Immè, insignito della medaglia d’oro al  valore militare “alla memoria”, nel luglio del ’96, mentre era in servizio, ha intercettato nel Comasco –  dove prestava servizio – due rapinatori armati di kalashnikov. Con loro, per evitare che fuggissero, ha ingaggiato un conflitto a fuoco in cui è rimasto gravemente ferito. E il giorno dopo, in ospedale, è deceduto da eroe.

 

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