Home Cronaca Mostra al museo diocesano, un interessante viaggio tra bellezza, magnificenza e suggestioni

Mostra al museo diocesano, un interessante viaggio tra bellezza, magnificenza e suggestioni

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Un viaggio interessante tra bellezza, magnificenza e suggestioni. Sensazioni regalate una mostra incentrata sul mistero dell’Eucaristia, «Il dono del Pane – Venite Adoremus – Preziose testimonianze di oreficeria siciliana».
È stata allestita – e sarà visitabile dal 16 febbraio al 7 aprile – in occasione della prossima Pasqua per celebrare i 180 anni di fondazione della Diocesi di Caltanissetta, durante il congresso eucaristico diocesano indetto dal vescovo Mario Russotto, proposta dal museo diocesano monsignor Speciale, in collaborazione con la soprintendenza ai beni culturali di Caltanissetta È possibile ammirare, tra le sale del museo, una collezione di ostensori in gran parte provenienti da chiese della diocesi, disegni e altre opere concessi in prestito dai parroci e dalle istituzioni. «Il percorso espositivo, che si propone come un racconto articolato – è stato spiegato – prende avvio da un importante ostensorio architettonico monumentale, realizzato nel 1609 dall’argentiere Nibilio Gagini e custodito nella chiesa madre di Mistretta». Gli ostensori monumentali, non a caso così definiti proprio per le grandiose dimensioni e per gli apparati decorativi particolarmente ricchi ed elaborati con elementi architettonici e sculture, erano in uso in Spagna e nell’Italia meridionale a partire dal quindicesimo secolo.
«Osservando gli ostensori architettonici esposti in mostra, quali l’ostensorio monumentale di Mistretta e il ricchissimo ostensorio cinquecentesco di argentiere catanese proveniente dalla Cattedrale di Caltanissetta – è stato aggiunto – è possibile comprendere l’evoluzione stilistica dell’arte e dell’architettura in Sicilia tra il cinquecento e il seicento, ovvero quell’arco temporale durante il quale le forme allungate del gotico, caratterizzato da guglie, cuspidi, pinnacoli, contrafforti e archi rampanti, cedettero lentamente il passo alle armoniche forme rinascimentali costituite da archi a tutto sesto, colonne classicheggianti, balaustre e cupolette, lasciando intravedere già alcuni cenni di barocco riconoscibili nelle morbide e sinuose linee delle architetture e delle figure». Sono cattedrali in miniatura, con dentro statuine in argento, sia ornamentali che rifacendosi agli episodi narrati dalle Scritture, ossia angeli, apostoli, allegorie, la Vergine, con l’onnipresente figura del Cristo Risorto posta al culmine dell’architettura. Tra il seicento e il settecento, grazie soprattutto al clima della controriforma, si diffuse anche l’uso degli ostensori a raggiera di minori dimensioni e più maneggevoli, venivano utilizzati per l’esposizione eucaristica nel periodo pasquale e per le processioni, in particolare del Corpus Domini.

Tra quelli esposti , quello proveniente dalla matrice di San Cataldo e realizzato nel 1719 dall’argentiere Didaco Russo
«Il percorso della mostra – è stato sottolineato – si rivela il racconto della storia dell’ostensorio, l’oggetto liturgico che essenzialmente significa l’Eucaristia, “fonte e apice della vita cristiana”, un racconto ampio e articolato perché ne narra nei secoli l’evolversi delle forme artistiche, la centralità nel culto e nella pratica devozionale che nel tempo dall’essenzialità originaria arriva alla ricerca di forme di spettacolarizzazione sorprendenti che mirano allo stupore e alla meraviglia».

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