Home Cronaca Mussomeli, in Ortopedia evitano l’amputazione a un 17enne con un intervento miracoloso

Mussomeli, in Ortopedia evitano l’amputazione a un 17enne con un intervento miracoloso

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Mussomeli – Il rischio, concreto, era quello di perdere la gamba. E, a diciassette anni, proprio non ci sta! Anche se è veramente il prezzo che si può pagare a vita, per una caduta in motorino. Una “bravata” direbbero i grandi, ma a ricordarsi di quell’età, tutta effervescenza e “malu chiffari”, che è l’adolescenza. Ci tiene a raccontarlo, adesso che il dolore e la paura hanno ceduto il passo alla riflessione, M. P., diciassette anni, appunto, e l’aria beffarda di chi ha capito di averla scampata. Ma grossa assai!

E’ accaduto giovedì 15 febbraio nel tardo pomeriggio, M. arriva al Punto di Primo Soccorso del Maria Immacolata Longo, in seguito ad una caduta dal motorino, in preda al dolore e al panico. La diagnosi clinica ancorchè diagnostica, non lascia spazio a dubbi, “frattura complessa e lussazione al ginocchio”, con l’aggravante che la stessa “stava compromettendo la rete vascolare nervosa”. Caso questo che, tradotto in soldoni, vuol dire andare incontro al peggio. Ed è sempre, in casi come questo, che la professionalità, mista ad una buona dose di volontà, umanità e sangue freddo, fa la differenza. Sempre e comunque.

Che il caso era “critico” lo si era già capito, pertanto si è voluto sentire il parere del responsabile di Ortopedia, Liborio Miccichè, che, di certo non estraneo ai fatti, ha subito avuto contezza della portata del fatto. E pure dell’altro fatto, ovverosia che mali estremi richiedono estremi rimedi. Il ginocchio di M. si era praticamente “ribaltato” e dalla presa di coscienza all’azione è stato un passo. E anche piuttosto breve, grazie al fatto che il medico si era già guadagnato la fiducia e la simpatia del paziente. Si sa, prima relazione di aiuto e poi tecnici di patologie. Eppure, quella che sembra un’affermazione così ovvia non è per niente scontata. Fatto sta che preso non solo il coraggio, ma anche il ginocchio dell’improvvido paziente, a quattro mani, il medico esegue la manovra per rimettere in asse il ginocchio. In cosiddetto regime d’urgenza. Scongiurando, in virtù della buona riuscita di essa, ogni temuto pericolo e anche il rischio di prendersi un ceffone per il dolore procurato. “Piuttosto mi ha fatto scappare un sorriso per lo scampato pericolo, perchè, nonostante la giovane età e lo stordimento, ho capito subito che il mio destino dipendeva da quel momento. E dalla capacità del medico che mi stava assistendo”, ci tiene a precisare M., che sa di doversi rimettere in piedi, costi quel che costi. Lo deve a lui ma anche e soprattutto alle lacrime del nonno, accorso per primo in ospedale in soccorso del nipote. Quel nonno che è una colonna portante nella vita di M. e che, dal canto suo, sa di non potersi concedere neanche una defaillance.

Fino a qui tutto “anormale” ma non è ancora finita. Dopo una obbligatoria settimana di osservazione, arriva il tanto agognato quanto temuto giorno dell’intervento. Le porte della sala operatoria si aprono su quel varco che rappresenta sempre un limite, peraltro neanche tanto sottile, fra la vita e la morte. Ma stavolta non si arriva impreparati. Una settimana di “studio” perchè “il ragazzino ha diciassette anni, una vita davanti e il normale processo di crescita”. Nell’officina della salute si predispongono i ferri del mestiere e si invoca l’ingegno perchè lo studio, da solo, non sempre ce la fa. E parte la mission, fatta sempre più da un lavoro di equipe, dialogo e confronto, non solo fra medici ma fra tutto il personale. In buona sostanza, “si è sintetizzata la frattura, ridato stabilità al ginocchio, tramite una vite che ha ristabilito il crociato e”… vero tocco di maestria… “la placca è stata inserita sotto la cartilagine di accrescimento per evitare difformità, tenuto conto dell’evoluzione fisica del paziente”. Sono bastate due ore di intervento per operare un piccolo miracolo, mentre il deus ex machina, sul campo e non più in cabina di regià, con l’aria sorniona di chi, ancorchè giovane ha già navigato in acque perigliose… sottotraccia si confessa… “E’ stato uno degli interventi più belli, da un punto di vista tecnico. Mi è venuto proprio come lo avevo pensato”. Perchè, anche se i corridoi sono larghi le voci corrono comunque…mentre M.e la famiglia ringraziano tutti quanti, a vario titolo, hanno collaborato per la buona riuscita dell’intervento e per l’assistenza durante la degenza.

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