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Mussomeli, pastori e giovani in prima fila dietro la restaurata statua del Santo protettore di pastori e pasticceri

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Mussomeli – Giovani in prima fila per la messa della Congregazione di S. Pasquale celebrata sabato 10 dicembre da padre Achille Lo Manto  presso la Chiesa Monti a Mussomeli, in onore dell’avvenuto restauro della scultura del santo. Sarebbe il protettore dei pastori ma anche dei pasticceri e delle donne nubili. San Pasquale Baylon che nasce in Spagna il 17 maggio da una famiglia di pastori appunto, il cui culto riunisce a sè una folta schiera di fedeli pastori indefessi. E se poca sorpresa potrebbe destare la partecipazione di un pubblico adulto alle cerimonie che ruotano attorno al santo, stessa cosa non si può certo dire dei giovani e giovanissimi che sabato hanno inondato i banchi della navata della ricca chiesa dei Monti, compunti e compiuti nei loro abitini color della terra, impreziositi per l’occasione da un medaglione raffigurante l’effige del santo protettore. Ferventi testimoni del culto.Erano presenti pure il sindaco, Giuseppe Catania e l’assessore Michele Spoto. E in cima a tutto la fede popolare. Allo stato attuale la Congregazione, presieduta da Calogero Messina Lo Manto,  conta circa settanta congregati la cui età varia dai cinque ai novanta anni. Il culto di S. Pasquale Bylon a Mussomeli si perde nella notte dei tempi. Tanto la pastorizia è connaturata al paese stesso! Sul baluardo  del santo, il cui restauro è avvenuto ad opera di Eliana Valenza,  laurenda in Restauro presso  l’Accademia di Belle Arti di Palermo, su commissione degli storici congregati, i fratelli Alfonso e Vincenzo Fasino, è riportata la data 1926.

Eppure un vero e proprio cambio di passo, all’interno della comunità locale,  è avvenuto quattro anni fa. In occasione della prima Sagra del Cannolo e della Ricotta che ha dato nuovo slancio ad una festa che, pur esistendo dal 1997, in tempi più recenti era stata trascurata. Vuoi per l’età media dei pastori che superava abbondantemente il mezzo secolo, vuoi per una sorta di lascivia generale, la tradizionale festa che si celebra la prima o la seconda domenica di maggio -a seconda del giorno in cui cade il primo maggio-  aveva perso vigore. Ma fu proprio in quell’occasione che si è operato lo svecchiamento della Congregazione con l’elezione di un giovane presidente di appena 28 anni e con l’adesione di venti congregati di età compresa fra i cinque e trentacinque massimo.

E ragionando quasi per assurdo… dal profano al sacro… dai rinnovati festeggiamenti “è nata una vera e propria devozione per il culto di S. Pasquale”. Così Alessandro Noto, giovanissimo studente al terzo anno di odontoiatria, nel tentativo di raccontarci… si racconta… mentre affeccendato depone gli arnesi con i quali si appresta a preparare il banchetto che seguirà alla celebrazione religiosa. E’ tutto un fervore di richiami e di rimandi. Detti o non detti. Poco importa. Perchè il “mestiere del pastore” reca in sè qualcosa di mistico e insondabile. Quasi un arcano. “Difficile da comprendere per l’infedele come un pastore possa riconoscere ogni singola pecora e ricordarsi la genesi di ognuna”, continua Alessandro, col suo sorriso genuino, “e poi -diciamocelo francamente- chi non ha passione, semplicemente per un ritorno economico, questo lavoro non lo fa. Perchè una cosa è l’agricoltura, ben altra è la zootecnia. Richiede impegno, non ammette nè concede pause e non sempre paga. Lo comprende bene il ragazzo che si è catapultato in questo mondo per puro caso. Il nonno materno da piccolo -poichè Alessandro soffriva di adenoidi- lo portava nelle stalle. Non potendo sapere che proprio lì gli sarebbe stata contagiata una passione che ormai si è radicata nella vita di Alessandro, girovago delle stalle in cerca di un pastore che gli faccia fare una mungitura.

Altro caso invece quello di Giuseppe, sedici anni, timido e biondo erede della famiglia Scarantino che, in c/da Fanusa, governa quattrocento pecore. Figlio d’arte, “certo” esordisce “è un lavoro che voglio fare per sempre. Sono al terzo anno di Agrario, l’agricoltura e la zootecnia sono la mia passione. Sogno di industrializzare la mia azienda e di apportare un ammodernamento che sia in trend con i target più elevati”.

Visto da fuori sembra proprio l’Eden trasferito in terra per una sorta di sortilegio, di alchimia o forse proprio per quella fede e la fiducia che non abbandonano quello che è uno dei mestieri più antichi e nobili. Idealizzato e mitizzato nella rappresentazione letteraria, tanto da assurgere a simbolo di una condizione primigenia dell’umanità, diventa qui e ora l’immagine paradigmatica dell’uomo in attesa della salvezza. Dove quel “buon pastore” è Cristo stesso, la pecora sulle spalle l’anima salvata e l’intero gregge  la Chiesa. Il buon pastore appunto che conosce le sue pecore… una ad una… e non fugge di fronte al lupo ma è disposto a dare la vita per loro. I pastori sono i cantori che si sfidano in versi negli Idilli di Teocrito, nel lontano 300 a. C., sono i protagonisti dell’Arcadia di Virgilio. E’ il canto del pastore errante di Leopardi, è lo struggersi di nostalgia di Alcyone e -perchè no?- elemento imprescindibile per il presepe nonchè quello che ha dato il nome ad ogni “mestiere” che dir si voglia… proprio lì nella rievocazione del miracolo più bello del mondo che è la nascita di Gesù in una Betlemme annunciata e allietata dal suono dei pastori.

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