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Mussomeli ricorda Paolo Emiliani Giudici per il 150° anniversario della morte

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Mussomeli – Lunedì 20 dicembre, si è tenuto, a Palazzo Sgadari, un convegno dedicato a Paolo Emiliani Giudici, nella ricorrenza del 150° anniversario di morte. L’evento organizzato e promosso dall’Amministrazione comunale, assessorato alla Cultura, in collaborazione con Poste Italiane, si è svolto proprio nella sala che è stata dedicata al letterato in occasione del centenario della morte, alla presenza delle autorità militari, dei discendenti del Giudici, Adriana ed Elvira Giudici e Livio Rizzo Giudici, degli Istituti scolastici Paolo Emiliani Giudici e Leonardo Da Vinci, dei rappresentanti di Poste Italiane, Tindara Puglisi, Salvo Favara, Marco Bonanno e Fabio Giardina. Oggetto dell’evento è stata la presentazione dell’annullo filatelico dedicato allo scrittore mussomelese. “Un progetto ambizioso al quale si lavora da mesi e che oggi viene presentato alla comunità”, così l’assessore alla cultura Jessica Valenza che ha aperto i lavori del convegno e presentato la materia. Dopo i saluti del sindaco Giuseppe Catania e del responsabile di Poste Italiane, Salvo Favara, hanno relazionato, nell’ordine, Salvatore Picone, giornalista, Mariella Navarra, professoressa, Giuseppe Spera, architetto, Giuseppe Messina, professore.Il sindaco ha parlato del progetto di inserire il nome di Paolo Emiliani Giudici dentro il percorso della “Strada degli Scrittori”, Picone, dal canto suo, ha suggerito di porre all’ingresso del paese la famosa frase di Giudici “Mussomeli, fiore della Sicilia”, sottolineando che lo studioso fu il primo ad unire l’Italia attraverso la letteratura. E ancora di come sia importante la conoscenza del proprio territorio, quello che in buona sostanza ha formato Paolo Emiliani Giudici, al fine di evitare quell’esproprio di anime e cervelli di cui -quasi ignari-paghiamo dazio quotidianamente. E’ seguito l’interrvento della professoressa Mariella Navarra, componente, tra l’altro, del Consiglio di Biblioteca, che ha posto l’accento su un romanzo poco noto del nostro concittadino. Facendone pretesto di esortazione per i ragazzi presenti -numerosi e attenti- ad essere sempre liberi nella propria espressività. Proprio con le parole di Paolo Emiliani Giudici “l’arte è cosa grande e ha bisogno di spazi e universi grandissimi”. Nonostante le tribolazioni e le fatiche del nuovo che tenta di imporsi “verrà il giorno lieto, dopo le procelle”. A seguire l’intervento di Giuseppe Spera, architetto nonchè congiunto dell’illustre, che ha scandagliato la seconda passione del Giudici, ossia la sua vena artistica di pittore e incisore. Un accurato excursus -corredato di documentazione fotografica- che ha illustrato il percorso formativo del Giudici pittore. Dalle prime esperienze giovanili presso il convento di S. Domenico -dove giovinetto vestì l’abito domenicano- riguardanti copie di Caravaggio, alle opere cosiddette “mature” che mostrano un processo artistico compiuto, passando attraverso quella crisi riguardante la successiva decisione di dismettere l’abito talare, che ha prodotto un periodo di stasi nella sua produzione. Era quella metà ‘800 in cui si agitavano i fermenti rivoluzionari e Paolo Emiliani Giudici – al secolo Giudice- amava frequentare i salotti nobili e liberali di Palermo, compreso quello del principe Trabia che, non a caso, ha dato il nome al palazzo attiguo a quello dell’ex sede del municipio. Dipingere era per lui, in siffatte condizioni, una necessità per poter tirare a campare. A fronte del copioso patrimonio prodotto dallo scrittore e pittore, permangono interrogativi su opere che sarebbero state scritte dal Giudici ma delle quali non è ancora stata rinvenuta alcuna traccia, se non nelle lettere che lui stesso avrebbe inviato a Le Monnier. Ha concluso il ciclo dei relatori il prof Giuseppe Messina che ha raccontato -dettagli alla mano- il viaggio avventuroso che, nel 1971 -dietro impulso e suggerimento del suocero, il compianto Salvatore Mingoia, appassionato di Paolo Emiliani Giudici, lo ha portato alla scoperta della sua tomba. Ad Hastings, in Inghilterra, nel cimitero di Ore. La lapide marmorea, rilevata e fotografata dal prof Messina, reca la seguente scritta “IN MEMORY OF PAOLO EMILIANI GIUDICI BORN AT MUSSOMELI  IN SICILY DIET AT GLENMOOR NEAR HASTINGS AUGUST THE 14 1872 AGED 60 YEARS. Sono intervenuti nella relazione gli studenti del Paolo Emiliani Giudici che -fra l’altro- hanno letto dei passi della Divina Commedia in inglese, tradotta appunto da Paolo Emiliani Giudici. Si ringrazia l’ingegnere Giuserppe Canalella per aver messo a disposizione la biografia a sua firma su Paolo Emiliani Giudici che si è rivelata utile ai fini dello stesso articolo.

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