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Mussomeli set en plein air per Scalia Group e gli scatti di Lo Bosco

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Mussomeli – L’omaggio a Mussomeli e al suo fascino secolare da Scalia group e dal suo art director Luca Lo Bosco, martedì scorso al maniero. Non è certo la prima volta che la terra di Manfredi si fa set a cielo aperto e pretesto creativo per i più esigenti. Ma questa ha un sapore diverso… che è quello del ritorno, del “nostos” di classica memoria. Che tanto più si avvalora quanto più si fa… ciclico. Poichè -nel caso di specie- ha anche il colore del desiderio, quello delle origini mai dimenticate, caso mai sopite sotto una leggerissima coltre di pizzi e merletti, come tradizione vuole e ricordo impone. “Perchè nasce questo servizio qui?” Così esordisce l’intervista il noto fotografo. E a domanda… lui stesso risponde: “Il noto brand ha richiesto per la stagione autunno-inverno 2022/23 una campagna pubblicitaria, per valigie e borse, ambientata in un’area meridionale, Erice prima proposta. E’ a quel punto che mi sono sentito di suggerire al titolare, Mussomeli, luogo in cui mi sento e sono a casa”. Già perchè Luca -lo scopriremo per caso!- è figlio di quel luogo fisico e metafisico che i suoi ricordi traducono nei nomi noti di via Caracciolo e via La Rizza. Lì dove da piccolo veniva -dalla città- a trovare la nonna. Non sembrerebbe ma -mentre conversiamo-siamo già sul set. Le modelle al trucco e lui un occhio a loro e la voce al giornale. Al Centro benessere di Maria Rita Mantio e di fronte ad un cielo terso, appena interrotto da qualche punta di bianco, così tacitamente complice di un copione non scritto. Entriamo subito nel vivo della questione: “Cosa si chiede a una foto di moda”. La foto di moda è ovviamente un prodotto commerciale, pertanto all’interno della percentuale, il 60/70% dello spazio è dedicato al prodotto e solo il resto al contesto, per non rubare la scena al prodotto e quindi alla vendita. Ma in questo caso “ho voluto dare pari dignità al luogo” in un ribaltamento della logica comunicativa -ancorchè commerciale- proprio perchè nulla toglie il contesto al prodotto, viceversa lo valorizza amplificandone il valore. Un fifty fifty che Luca, sperimentato di carriera, dedica all’intramontabile suggestione del centro chiaramonatno e alla sua proverbiale ospitalità. Così, sulla soglia dello scrigno di Manfredi, con Martina in blue, la firma della sfilata La Martina del Massimo di Palermo -fresco di successo- inaugura lo shooting mussomelese. Ora dalla cabina del make up, escono le modelle per sottoporsi al suo giudizio. Il verdetto è positivo. Martina 21 anni, palermitana, 1 mt e 76, una cascata di riccioli miele e Anja 20 anni, ucraina parla solo inglese. Stanno vivendo ed inseguendo il loro sogno. Nella “tranquillità” dell’anonimo paesino dell’entroterra dove i ritmi sono molto diversi da quelli della città metropolitana. Giovani, giovanissime. Ingenue eppure già sperimentate di un mondo e di una carriera che non fanno sconti di età nè di pena. Sono uguali eppure diversissime… Sono ragazze “particolari” con dei dettagli “strani” congeniali ad un trend dell’immagine che ha modificato i canonici clichè  di “bellezza”. A un certo punto sulla scena irrompe un colorito personaggio che tanto ricorda le comparse di Montalbano. E irrompe… appunto con aria inquisitoria: “Ma io a lei la conosco!”. (Come per ogni siciliano che si rispetti guai a dimenticare la “a” prima del complemento oggetto). Luca, occhi neri, profondi, dal taglio lunghissimo, è vago… colto poi così… alla sprovvista, incredulo sulla veridicità della supposizione. Ma la signora non demorde, per nulla scoraggiata dalla quasi indifferenza del casuale interlocutore che non ha potuto appellarsi nenache alle attenuanti generiche: “mi dicissi a ‘nciuria…” e Luca -in uno stentato più che ostentato siciliano- timidamente farfuglia: “farfareddu”… per la felicità della signora che -fra il genuino e il grottesco- si è risolta l’enigma della giornata. Le ragazze sono pronte, il tempo stringe. Ma qui da noi i tempi si sa sono dilatati. Maledettamente. Dannatamente dilatati. Prossima tappa casa di Liliana, cugina di Luca, regina del set ma per l’occasione proprietaria del backstage. Un’aura di bianca raffinatezza ti invade l’anima. Mentre abiti, borse e valigie di noti brand fanno bella mostra di sè sul pavimento di pietra, le pareti odorano ancora della ricotta col siero della colazione e da qualche parte si leva un quesito irriverente: “quanti siamo oggi?”. A pranzo si intende! Giacomo, il terzo modello -che è stato risparmiato dal trucco- fa capolino dal sofà in un angolo remoto del salotto. Piero Scalia, il committente, si gode la scena e… “riflette” dice. Pensa a quegli scatti che andranno sul blog, a quel castello di cui si è sentito signore per un giorno, quando il sindaco gli ha consegnato le chiavi. Sensazioni che vanno oltre -decisamente oltre!- quelle che possono essere le finalità commerciali di uno store. I ragazzi si cambiano, iconici nei loro dolcevita bianchi, seguono le scrupolose indicazioni di Jennifer, compagna di Luca alla guida della loro LLB Team. La troupe è pronta. Seby fa da apripista ad uno stuolo di vetture che si dirige verso il castello. Ai suoi piedi come spetta a un sovrano. Fra le sue pietre, fondanti e fondative, soverchiate dal verde superbo dei fichi d’India, i modelli trovano il loro red carpet. Epifania mistica di un mistero senza tempo. Lo scenario si sposta nei meandri del centro storico, nel dedalo di viuzze, fra le mura della Terravecchia, intrise  dell’odore acre che il tempo ci consegna e la memoria ci restituisce. I modelli posano fra la curiosità generale dei passanti e di quanti hanno scientemente voluto seguire la vicenda… e si affastellano sulla scena en plein air, in quel sublime teatro dell’assurdo dove ogni santo minuto volti e maschere si confondono a recitare una parte… personaggi in cerca d’autore, protagonisti di una scena universale ancorchè personale. Un destino che si chiude sempre su se stesso e sui suoi protagonisti, inconsapevoli attori di un copione già scritto, lì a restituire il miracolo. Perchè c’è sempre un’alba… dopo il tramonto…

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