Home Cronaca Primo decesso per West Nile. La vittima è l’artista Momò

Primo decesso per West Nile. La vittima è l’artista Momò

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Mussomeli – Il primo decesso per West Nile in Sicilia riguarda un uomo di 73 anni, di Marsala deceduto all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani dove era ricoverato da metà agosto, contagiato dal virus delle zanzare. Per il paziente non c’è stato nulla da fare, nonostante i medici avessero subito intuito che si trattasse di “Febbre del Nilo”. A Ferragosto l’uomo, che non aveva particolari patologie, era stato ricoverato per insufficienza respiratoria. Poi finito in terapia intensiva per l’aggravarsi delle sue condizioni. E’ lui stesso, con la mente lucida ma con un corpo che non risponde, a scrivere il suo triste addio. Ad annunciare, dalle sue ceneri, la dipartita. Spiazzante. Ma mica tanto poi! Momò -così si faceva chiamare- è un artista e si sa gli artisti non solo non muoiono mai ma non puoi valutarli col senso comune. E Momò questo lo sa bene. Mentre privo di forze, con a fianco la moglie e il figlio, grida la sua voglia di vivere e continuare a dipingere, combatte la sua ultima battaglia. Dove non ne uscirà vittorioso ma sempre secondo la logica di quel senso comune che non sempre porta lontano. Lontano… proprio in quell’altrove di senso dove invece Momò continua a raccontare la sua storia al mondo. Come scrisse dal letto di ospedale, mentre con gli occhi -solo con quelli!-  può comunicare il suo affetto ai familiari che lo assistono. Le trasfusioni non danno i risultati sperati, il nemico non è Covid ma ignoto anche lui, come quello. Subdolo e letale. Un allarme scoppiato ancor prima della pandemia e proseguito durante il periodo pandemico ma che è rimasto sotto traccia per gli scarsi scambi commerciali con l’area del mondo in cui è comparso. “Prendo in prestito le mani di Enza, di Filippo, di Andrea per dirvi che non sono morto. Il mio corpo è morto, è cenere, è la stessa cenere che io stesso mi sono divertito a spargere sul capo mio e di tante altre persone, ma il mio spirito è vivo”. Quale testamento di eredità più struggente!. E pensa Momò ai progetti che ancora deve portare a termine: due mostre, un catalogo, una Momografia e a ogni volta che un suo dipinto strapperà una lacrima, un sorriso, una risata amara. Già perchè Momò era un artista, lo ricorda bene un suo “collega” in quanto artista anche lui, l’architetto fotografo Santo Di Miceli che con lui ha condiviso l’esperienza di vita alla Vucciria, vicini di casa proprio lì dove, fra l’inconfondibile odore di stigghiole e la polvere bianca dei gessetti con cui i bambini giocano allo “spaccio”, si parlava d’arte, di mostre appunto, di futuro e di progetti. Di un’idea forse per (s)fuggire (d)a questa vita, puttana e santa, ancora una volta sempre. Intanto l’Asp di Trapani, dopo aver rilevato il caso, ha disposto controlli sugli allevamenti che insistono nel raggio di tre chilometri dall’abitazione dell’uomo, in contrada Cutusio. Sono risultati positivi al virus due cavalli e un cane. Un altro caso sospetto su un cavallo ad Alcamo, sempre nel Trapanese.

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