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Processo d’appello per le stragi del ’92, l’avvocatessa Vella: «Messina Denaro non era ai vertici di Cosa nostra trapanese»

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l’avvocato adriana vella

Caltanissetta –  «Matteo Messina Denaro non era a capo della cupola trapanese». Nel concreto una richiesta assolutoria. È un passaggio dell’arringa dell’avvocatessa Adriana Vella chiamata alla difesa d’ufficio del boss Matteo Messina Denaro nel processo d’appello per le stragi del ’92. E non ha fatto mistero «di quanto sia stato difficile preparare la difesa di Messina Denaro e di quanto studio abbia richiesto la discussione… ma libera da ogni pregiudizio».

E intanto anche stavolta il capomafia ha scelto di disertare l’udienza non collegandosi con l’aula bunker Malaspina di Caltanissetta. «Ha rinunciato ed è una scelta che rispetto», ha osservato in tal senso il legale che, piuttosto, avrebbe gradito una sua presenza per «suggerimenti all’intervento della difesa».

L’avvocatessa Vella ha sostenuto la tesi che Messina Denaro «non può essere inserito ai vertici di Cosa nostra in un momento importante in cui la volontà dei capi di Cosa nostra non si fosse ancora definita».

Dal teorema difensivo è emerso che «nel momento in cui il piano assume connotazione stragista, e a Messina Denaro non è contestato il reato di strage, ritengo che in quel momento, ad ottobre del 1991, quando viene collocata la deliberazione di questo piano stragista, in realtà la tesi accusatoria non è condivisibile, perché in quei frangenti il piano non aveva assunto una connotazione stragista».

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