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Rapina ed estorsione, condannati due cognati di Mussomeli: assolto lo zio di uno di loro

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Mussomeli – Condannati due cognati di Mussomeli, pena annullata per un lo zio di uno di loro. Così nel processo d’appello a tre imputati tirati in ballo per una vicenda, tra rapina ed estorsione, che ha inglobato anche dell’altro.

Sconto  di pena, passando per il concordato, per il ventisettenne mussomelese Vincenzo Cacciatore – assistito dall’avvocatessa Daniela Salamone – con 5 anni e 2 mesi di  carcere – contro sette anni e nove mesi in primo grado – oltre all’interdizione dai pubblici uffici per i prossimi cinque anni.

Cristallizzata, invece, la pena a 12 anni di reclusione nei confronti del cognato, il trentottenne  Fabio La Greca  –  assistito dall’ avvocatessa Teresa Alba Raguccia Teresa Alba Raguccia  accusato di  due episodi di rapina ed estorsione sempre ai danni della stessa vittima, spaccio di droga – hashish in particolare – e falsità materiale. Le stesse imputazioni di Cacciatore, eccezion fatta la contestazione di droga a lui non mossa.

Colpo di spugna alla precedente condanna, invece, per zio di La Greca , il sessantanovenne Totuccio Piazza  – assistito dagli avvocati Giuseppe Dacquì e Ruggero Mancino-  adesso assolto mentre in primo grado è stato condannato a sei mesi per favoreggiamento. Sì, perché secondo l’accusa avrebbe informato il nipote di indagini a suo carico, per droga, da parte dei carabinieri. Teorema che, come chiesto dai suoi legali, è caduto nel vuoto.

Così come, già in primo grado, non hanno retto le ipotesi di sequestro di persona e violenza privata contestate ai due cognati. E in tal senso era stato dichiarato il non doversi procedere.

La vicenda ha preso le mosse da questioni di droga. In particolare dalla cessione di sette grammi e mezzo di hashish addebitata a La Greca. Da quel momento in poi i riflettori dei militari si sarebbero accesi su quella questione fino a quando, poi,  gli hanno sequestrato “fumo” e soldi. Quella droga, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata acquistata per un giovane di Mussomeli, V.B., lo stesso che poi sarebbe divenuto bersaglio di estorsioni e rapina. Ma ha scelto di non costituirsi nel procedimento che ne è poi derivato.

I due cognati – assistiti dall’avvocatessa Daniela Salamone – secondo l’accusa, avrebbe falsificato il verbale di sequestro della “roba” e  dei quattrini. E avrebbe poi minacciato l’altro perché scucisse i soldi.

Per l’esattezza gli stessi 230 euro. Costringendolo a salire in macchina ed a prelevare al bancomat per consegnare loro la somma. In questo frangente, per l’accusa,  si sarebbe profilato il sequestro di persona, teorema che, però , in primo grado non ha retto . «Vieni con me a prendermi i soldi subito immediatamente perché altrimenti ti ammazzo», lo avrebbero minacciato. «Alla prossima ti sparo in testa a te

e chi viene appresso…  e vedi che hai cinque secondi di tempo per prendere il

portafogli e scendere eh… cinque secondi ti do, al sesto vedi che salgo sopra…  se poi devo fare come l’altro giorno basta solo dirlo. .. io non ci voglio arrivare perché so che ho le mani pesanti e ti posso

stroppiare e non ci voglio arrivare… non fare min…te,  perché se mi viene a bussare qualcuno … questa volta la porto a puzza…. vedi che sei avvisato  e vedi che io sto parlano chiaro come san Tommaso di

Napoli ti conviene che cammini diritto e non fai fesserie perché se mi vengono a bussare a me oppure altre persone, questa volta la sporchiamo giusta per giusta», avrebbero rincarato la dose. E infilandolo sull’auto di La Greca lo avrebbero ancora intimorito con una frase del tipo «faccio succedere la strage sali…».

Fatti racchiusi tra il 28 maggio e il 20 giugno del 2019, Ma non è finita qui. Sì, perché lo avrebbero pure ricattato però non raccontare quella storia di droga al padre e alla sorella. In cambio del silenzio avrebbero preteso il suo telefono cellulare e l’autoradio.

Tra questi episodi, il 6 giugno sempre di cinque anni fa, s’innesterebbe la figura di Totuccio Piazza in questo contesto. Perché, secondo l’accusa, avrebbe informato il nipote, La Greca, di aver saputo da fonte certa che era stato segnalato ai carabinieri «per andare a caricare», ossia andare a comprare droga.

Non solo avrebbe avvertito il nipote d’indagini dei carabinieri sul suo conto, ma lo avrebbe pure esortato a non usare la Volkswagen Golf, perché dentro vi sarebbero state “cimici” , consigliandogli di non farsi vedere in giro con nessuno e di fare attenzione.

Ma questo teorema, sconfessato dagli avvocati Dacquì e Mancino, alla fine, al vaglio della corte d’Appello presieduta da Maria Carmela Giannazzo  –  consiglieri Valentina Balbo e Alessandra Giunta –  non ha retto.

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