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Scandalo sanità in Sicilia, coinvolto anche il re delle pulizie, l’imprenditore mussomelese Navarra

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Mussomeli – V’è anche un imprenditore mussomelese nello scandalo della sanità che ha scosso l’isola. Con dieci arresti della guardia di finanza per un giro di mazzette. Si tratta di Salvatore Navarra,classe 1973,  capo di una multinazionale con 4mila dipendenti e 75 milioni di fatturato. Figlio di un pastore mussomelese Totò (unico maschio fra cinque sorelle), nato nel 1951 a Mussomeli, cresce temprato dal lavoro nei pascoli del Vallone. Fin quando – diciassettenne, dopo la morte del padre – parte per l’Inghilterra. Destinazione: Woking,la Mussomeli british,  nella periferia londinese. Nel 1972 il capostipite sposa la mussomelse Tanina, dalla loro unione nacserà Salvatore, 46 anni, oggi alal guida  dell’impero, a capo del Cda della «Pfe», società per azioni che si occupa di gestione delle strutture e pulizia, con qualcosa come cinquemila dipendenti in tutto il territorio nazionale. Quattro i grossi appalti al centro del dossier – per un valore complessivo di oltre seicento milioni di euro – frutto di una indagine della guardia di finanza di Palermo L’imprenditore mussomelese ma che vive a Caltanissseta, su richiesta dei sostituti di Palermo, Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, è stato messo agli arresti domiciliari con ordinanza a firma del gip Claudia Rosini. L’operazione delle fiamme gialle ha fatto scattare arresti eccellenti. A cominciare da Antonio Candela, ex direttore generale dell’Azienda sanitaria di Palermo e oggi chiamato a coordinare ogni azione sull’emergenza covid in Sicilia. Pe lui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Altro personaggio chiave dell’inchiesta è ritenuto il manager dell’Asp di Trapani Fabio Damiani finito in carcere con l’imprenditore Salvatore Manganaro. Nel registro degli indagati anche il parlamentare dell’Ars, Carmelo Pullara, vice presidente della commissione regionale Sanità e componente di quella antimafia. Lui, secondo la tesi accusatoria responsabile di turbativa d’asta, sarebbe stato al centro di uno scambio di favori con lo stesso dirigente dell’Asp di Trapani. Per gli altri coinvolti nel blitz – completato da uno stuolo d’imprenditori isolani – le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, turbativa degli incanti e rivelazioni di segreti d’ufficio.

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