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Sequestro ed estorsione a Mussomeli: uno lascia il carcere e la procura chiude il dossier per tre

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Caltanissetta – La procura ha chiuso l’inchiesta per i tre di Mussomeli arrestati dai carabinieri a fine novembre dello scorso anno per una burrascosa storia che si sarebbe sviluppata in più fasi.

E intanto uno di loro ha adesso lasciato il carcere. Perché le sue condizioni di salute ne avrebbero consigliato il trasferimento a casa, per preservarlo dal pericolo di potenziali contagi in questo particolare periodo di emergenza sanitaria. A casa sarà al riparo da ogni possibile rischio.

E ha già lasciato la cella del carcere Malaspina di Caltanissetta, dov’era rinchiuso da quattro mesi, il trentaquattrenne Fabio La Greca – assistito dell’avvocatessa Teres’Alba Raguccia – che è andato ai domiciliari.

Gli sono stati concessi dal giudice Grazia Luparello, che ha accolto le ragioni della difesa, a fronte del parere negativo espresso dalla procura di Caltanisetta.

L’indagine, oltre che per lo stesso La Greca, è chiusa anche per suo zio, il sessantacinquenne Totuccio Piazza e il ventitreenne Vincenzo – difesi, rispettivamente, dagli avvocati Giuseppe Dacquì, Ruggero Mancino e Gianluca Amico – pure loro arrestati dai carabinieri nel novembre scorso.

La Greca e Cacciatore sono accusati di estorsione, rapina, sequestro di persona, falsità materiale e violenza privata, il solo La Greca anche di spaccio, mentre lo zio, Piazza, è stato tirato in ballo per favoreggiamento personale.

Perché, secondo la tesi degli inquirenti, quest’ultimo avrebbe rivelato al parente di essere indagato dai carabinieri per questione di droga e lo avrebbe pure invitato a non usare la sua auto perché dentro erano state piazzate “cimici”.

Più complessa la situazione degli altri due che, invece, avrebbero messo nel mirino un giovane di Mussomeli e lo avrebbero costretto a consegnare loro soldi.

Lo avrebbero caricato in auto per costringerlo ad andare in banca a prelevare il denaro – da qui anche l’ipotesi di sequestro di persona – e dopo averlo intascato lo avrebbero ripetutamente minacciato perché non denunciasse nulla ai carabinieri.

E per estorcergli i quattrini, sempre secondo l’accusa, gli avrebbero pure mostrato un verbale di sequestro di soldi e droga, ai loro danni, ad opera dei carabinieri di Villalba, ma falsificato.

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