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Serradifalco: chiusura lavaggista, la replica della vicina: “Mio padre non è un persecutore”

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Serradifalco – Nuovo atto delle vicenda legata alle vicissitudini di un lavaggista di Serradifalco che, alla fine, sarebbe stato costretto a chiudere l’attività. Perché – secondo la sua tesi – tartassato in maniera asfissiante dal un suo vicino che continuamente avrebbe presentato esposti contro l’attività in questione. Fino a quando il titolare dell’attività di via Chiarelli, adesso, ha deciso di dire basta.

Fin qui la sua versione perché l’altro risvolto della medaglia, ossia la controparte, ha presto tracciato un quadro diametralmente opposto. Come dire, versioni decisamente contro.

A scendere in campo, in questo caso, è stata la figlia del presunto vicino persecutore, com’è stato dipinto dall’artigiano.

«Oggi è una figlia addolorata e dispiaciuta che parla perché’ mio padre è stato dipinto come un persecutore che non avendo nulla da fare si è dato nella vita la missione di distruggere un onesto lavoratore, quindi mi sento in dovere di difenderlo», ha esordito la donna.

«Mio padre non ha mai avuto nulla contro i vari titolari dell’autolavaggio, ma ha portato avanti una battaglia dal 1999 contro un autolavaggio in pieno centro storico che avrebbe dovuto svolgere tutta l’attività all’interno del locale a porte chiuse, così come era stato prescritto dal comune di Serradifalco. Purtroppo la realtà non è stata questa… mio padre ha lottato per i suoi figli e per i suoi nipoti chiedendo il rispetto del diritto alla salute poiché gli autolavaggi sono definiti industrie insalubri che emanano esalazioni pericolose», ha precisato.

E ha anche chiarito quali siano state le ragioni di questa sorta di muro contro muro con denunce incrociate. «In realtà la denuncia fatta a mio padre per persecuzione, calunnia e procurato allarme è stata archiviata perché secondo il pm e il giudice l’indagato aveva diritto a richiedere i controlli per verificare il rispetto delle regole. Se i controlli fossero stati adeguati non ci sarebbe stato motivo per cui oggi due cittadini si trovano l’uno contro l’altro», è andata avanti.

«Se il titolare ha deciso di chiudere probabilmente ha avuto i suoi buoni motivi che esulano da mio padre che ha sempre chiesto che in quell’autolavaggio si rispettassero le regole per non avere conseguenze negative sulla nostra salute… in questa vicenda non ci sono né vinti né vincitori perché anche mio padre ha affrontato spese, tanto stress, denunce assurde e infondate», ha concluso la donna.

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