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«So che fu Vaccaro a sparare», ex capomafia inguaia il boss di Campofranco

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Campofranco – «A sparare so che è stato Mimì Vaccaro». A inguaiare il boss di Campofranco, con le sue dichiarazioni, è stato l’ex capo della stidda di Riesi, Salvatore Riggio, un fuoriuscito da Cosa nostra.

È stato chiamato a deporre, per videoconferenza, al processo per il delitto del niscemese Vincenzo Vacirca che sarebbe stato ucciso poco meno di trentasette anni fa  – secondo gli inquirenti – al posto del fratello. E non per un  errore di persona ma, piuttosto, per una vendetta trasversale.

E per questo processo sono stati tirati in ballo lo stesso Domenico «Mimì» Vaccaro e il boss di Vallelunga, Giuseppe «Piddu» Madonia – assistiti dagli avvocati Antonio Impellizzeri e Flavio Sinatra  – che siedono adesso sul banco degli imputati in Assise.

Il collaboratore di giustizia ha pure aggiunto che «la decisione di uccidere Vacirca è stata assunta in una riunione della famiglia mafiosa di Riesi».

Quanto al movente, anche in questo caso, ha confermato quanto aveva già riferito ai magistrati della Dda nissena nei precedenti interrogatori.

«È per un vendetta trasversale che è stato ucciso», ha spiegato. Sì, perché il vero obiettivo dell’agguato sarebbe stato il fratello Giuseppe che, però, si era reso irreperibile.

Per questa ragione Cosa nostra – secondo la tesi accusatoria – avrebbe deciso di uccidere intanto il fratello. Poi, sette anni dopo, anche il vero bersaglio è caduto sotto il piombo dei sicari.

Alla base di questa vendetta – è sempre la tesi degli inquirenti – vi sarebbe stata l’uccisione, sempre nel lontano 1983, di Salvatore Arcerito ritenuto boss della famiglia mafiosa di Niscemi.

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