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Il culto di San Ludovico a Mussomeli introdotto dai Chiaramonte o dai Castellar? (di Fra Luigi Sapia)

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Mussomeli –  Il 2019 è stato per Mussomeli un anno ricco di eventi culturali. Tra questi desidero fermarmi in particolare sull’edizione del libro: “LA CHIESA MADRE DI MUSSOMELI …”  dell’ingegnere Giuseppe Canalella. L’arciprete Gaetano Amico, Giuseppe Sorge, Angelo Barba e tanti altri abbiamo ritenuto che il culto di venerazione per San Ludovico d’Angiò sia stato introdotto nella “Terra di Mussomeli” da qualcuno dei feudatari del periodo 1407-1451: Giovanni Castellar o il nipote Giovanni Perapertusa-Castellar. Poiché questo Casato proveniva dalla città spagnola di Valencia, dove il re Alfonso V aveva fatto trasferire la reliquia del suo corpo. G. Canalella invece, in questo suo libro, ipotizza che il culto di San Ludovico sia stato introdotto dallo stesso Manfredi III, orientativamente, nell’anno 1380. Per la ovvia ragione che questi era amico degli Angioini (aveva addirittura dato in sposa una sua figlia al re di Napoli Ladislao). Lo stesso Manfredi avrebbe fatto “coabitare i due culti nella Chiesa Madre”: (di San Giorgio e di San Ludovico) e che il culto di San Giorgio venne a cessare con la morte del Chiaramonte. (pag. 46).                                          Come “l’ipotesi dell’origine greca dell’antico abitato di Mussomeli”, anche questa ipotesi su San Ludovico è “interessante e suggestiva”. Tuttavia mentre la prima è supportata dalle “evidenze architettoniche” fotografate dall’alto, ecc. ; la seconda invece non è sostenuta da alcun documento: quelli infatti da lui rinvenuti nell’Archivio Storico Diocesano d’Agrigento risalgono al 1540. Cosicchè il documento più antico (finora trovato) sul suo culto a Mussomeli è il contratto del pittore R. Quartararo, stipulato il 17 gennaio 1500, con i due procuratori della Chiesa Madre. L’ipotesi di G. Canalella inoltre presta il fianco a qualche obiezione. Quale interesse potevano avere i baroni successori: Moncada, Prades (nominati dai re aragonesi) a patrocinare la nomina di un Santo, appartenente al Casato nemico angioino, quale Patrono della Terra e Titolare della Chiesa Madre?  I Castellar invece avevano la buona ragione della devozione, che nella prima metà del Quattrocento s’era instaurata a Valencia … Il periodo (e ancor di più l’anno) della sua nomina quindi resta ancora aperto alla ricerca. Come d’altronde, nella conclusione, augura lo stesso autore. Esprimiamo quindi le nostre più vive congratulazioni a G. Canalella per le affascinanti ipotesi; per le notevoli nuove acquisizioni e informazioni; specialmente per la ricerca e il ritrovamento di tanti documenti nel (prima inesplorato) Archivio S. D. d’Agrigento. Che hanno fatto tanta chiarezza sul percorso storico sia cultuale, che architettonico della Chiesa Madre e del suo territorio.  D’ora in avanti chiunque si occuperà della storia di Mussomeli non potrà fare a meno dei risultati delle sue fruttuose ricerche e dei suoi mirati approfondimenti.

Fra Luigi Sapia

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