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Il giallo sull’altra ‘Gioconda’ esposta a Montecitorio, copia o opera di Leonardo?

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Roma  – La chiamano “l’altra Gioconda” ed è esposta nella restaurata sala Gialla a Montecitorio. Stesso sguardo misterioso, stessa posa, stessa epoca, certamente dipinto dalla bottega di Leonardo e forse ritoccato da qualche pennellata dello stesso geniale maestro, il dipinto accoglie i visitatori che salgono al piano nobile del palazzo che ospita la Camera dei Deputati.

Un anno fa, a incuriosire esperti, amanti dell’arte e semplici curiosi aveva pensato il questore della Camera Francesco D’Uva che, su suggerimento del leghista Stefano Candiani, aveva annunciato la volontà di trasferire l’opera dall’angusto angolo sopra a un termosifone in cui era appesa a una sala aperta al pubblico.

La scelta era caduta sulla Sala Aldo Moro, una sfolgorante sala dalla tappezzeria gialla nell’ala berniniana del palazzo, proprio accanto alla storica sala della Lupa.

La Monnalisa della Camera è sicuramente una copia della più famosa opera esposta al Louvre, ma alcuni vi scorgono la magica mano del maestro da Vinci. Con il sorriso enigmatico e le braccia incrociate sul grembo, era conservata alla Camera dal 1927 proveniente dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e prima ancora alla collezione Torlonia.

Nel 2019 è stata oggetto della mostra “Leonardo a Roma, influenze ed eredità” all’Accademia dei Lincei. Quasi certa l’origine cinquecentesca, l’opera era realizzata su tavola ed è stata trasferita su tela nel Settecento, molto probabilmente in Francia.

Dopo un lungo restauro da parte di Antonio Forcellino e di Cinzia Pasquali, restauratrice tra le più famose al mondo che ha riportato al loro splendore diverse opere di Leonardo, si è aperto un dibattito tra esperti sulla attribuzione del dipinto.

Forcellino si è detto certo della partenità del dipinto, la cui tecnica raffinata lascia “presupporre che lo stesso Leonardo abbia messo mano alla definizione chiaroscurale del volto dato che non si conoscono altri pittori ai quali possa essere riferito un tratto così leggero nella resa dello sfumato”.

Possibilista Cinzia Pasquali, che da 25 anni lavora per il Louvre, per la quale “non possiamo escludere che Leonardo abbia partecipato alla realizzazione, come anche a quella della Gioconda del Prado”.

Tranchant Vittorio Sgarbi: “Macché seconda Gioconda! È solo una modesta tela! La copia di Leonardo, dipinta almeno 70 anni dopo la sua morte, non ha alcun valore artistico e indica soltanto la fortuna dell’opera, come le innumerevoli copie di  grandi maestri. Tanto rumore per nulla”.

Lei, la Gioconda Torlonia, incurante del trambusto sollevato, resta intanto esposta tra i broccati gialli della Camera, accanto ad altri dipinti di scuole d’eccellenza, da quella di Tiziano a quella di Antoon van Dyck. E quando, terminata la pandemia, riprenderanno le visite a Montecitorio, sarà il pubblico a farsi un’idea della somiglianza con la sorella più famosa, la vera star del Louvre.

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